Irlanda: mons. Martin (Armagh), agire per “essere ricordati come uomini misericordiosi”

“Essere ricordati come uomini misericordiosi”: è l’esortazione lanciata oggi da mons. Eamon Martin, arcivescovo di Armagh e amministratore apostolico della diocesi di Dromore e primate di tutta l’Irlanda, durante la messa di commemorazione e di ringraziamento del Trinity College di Dublino, prestigioso istituto d’istruzione tra i più antichi del Paese. “I giovani che studiano qui al Trinity hanno i doni e la capacità per cambiare il mondo – ha detto l’arcivescovo –. È così che dovete cercare di essere ricordati. Come coloro che hanno fatto la differenza, che hanno scoperto che si poteva piangere davanti alle tragedie e alle dure realtà della vita, ma non vi siete tirati indietro e avete usato i vostri talenti per affrontare i problemi del mondo e per superare qualunque incongruenza nei vostri valori e comportamenti”. “Cercate di essere ricordati perché avete salvato delle vite – anche una sola – con la vostra empatia, con le vostre parole e azioni; lasciate il segno – ha ammonito mons. Martin – come leader che hanno ispirato gli altri, indicando loro la verità e, perché avete avuto un impatto personale e misericordioso su qualcun altro che ha contribuito a cambiare in meglio la sua vita”. “Come vorrei essere ricordato?” è stata la domanda incalzante del presule che ha ricordato i recenti scontri a Derry della settimana scorsa nei quali ha perso la vita la giovane giornalista Lyra McKee: “La settimana scorsa, nella mia città natale di Derry, ho assistito a persone che piangevano per le strade dopo la morte violenta della giovane reporter. Le loro lacrime hanno lasciato il posto a un netto rifiuto della violenza e ad un rinnovato auspicio dei colloqui tra tutti i partiti”. Lacrime anche nello Sri Lanka, colpito dal terrorismo. “Queste lacrime – ha spiegato – devono spingere tutti noi a dare valore alla libertà di culto e di religione e ad agire per combattere l’odio e l’estremismo che originano tali attacchi”. Da qui l’appello finale a “usare i doni ricevuti per fare la differenza, nella consapevolezza che tutti gli onori e le conquiste terrestri sono nulla davanti alla misericordia di Dio”.

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