Diocesi: Perugia, in 200 tra anziani, persone sole e in difficoltà ieri al “Pranzo della Misericordia” a Ponte Pattoli

“Il ‘Pranzo della Misericordia’ ci fa toccare con mano la fraternità che c’è tra la nostra gente; un’iniziativa che testimonia, come ricorda spesso Papa Francesco, quanto la nostra Chiesa deve essere in uscita, verso le periferie e noi siamo una periferia”. Ad affermarlo è stato mons. Gustavo Coletti, parroco emerito di Ponte Pattoli di Perugia, a margine del “Pranzo della Misericordia” tenutosi ieri, domenica in cui la Chiesa celebra la Divina Misericordia. Il “Salone Trevisani” dell’oratorio parrocchiale “Don Bosco” era gremito di famiglie del luogo e di ragazzi e ragazze che hanno servito a tavola a duecento ospiti tra anziani, persone sole e in difficoltà. Promosso dal “Gruppo di preghiere e opere della Divina Misericordia” in collaborazione con la Caritas locale, il pranzo è giunto alla quinta edizione e ogni anno vede la partecipazione di diversi rappresentanti delle Istituzioni civili e religiose del capoluogo umbro. Pur non avendo potuto partecipare, il cardinale Gualtiero Bassetti, non ha fatto mancare anche quest’anno la sua vicinanza spirituale ad una iniziativa ritenuta dallo stesso arcivescovo “di alto valore pastorale e sociale nel far incontrare famiglie svantaggiate con quante possono dare a queste un aiuto concreto, oltre ad essere occasione di sostegno al processo di integrazione di persone di diversa nazionalità”. La riflessione del cardinale sintetizza la finalità di questo pranzo, che ha anche l’obiettivo, come ha ricordato mons. Coletti, “di tenere unita la nostra comunità con iniziative di condivisione e di generosità come questa, che raccolgono il plauso e l’incoraggiamento del nostro cardinale e delle Istituzioni della nostra città”.
Per il giovane parroco di Ponte Pattoli, don Giovanni Marconi, che a livello diocesano ricopre l’incarico di direttore dell’Ufficio missionario, “il ‘Pranzo della Misericordia’ è per i nostri giovani anche un’occasione di ‘missione tra la gente’ nell’avvicinarsi a quanti vivono situazioni di povertà, di solitudine e di emarginazione, comprendendo l’importanza del servizio come dono al prossimo”.

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