Cile: obbligo di denuncia in violazione del segreto confessionale. Mons. Ramos, “non c’è legislazione che abbia tolto questo principio”

Mons. Fernando Ramos

Suscita dibattito il progetto di legge attualmente in discussione nel Parlamento cileno, ora al vaglio della Commissione Affari costituzionali del Senato, dopo essere già transitato alla Camera, che prevede la modifica dell’articolo 175 del Codice penale, obbligando i sacerdoti a denunciare casi di abuso conosciuti in confessione, violando così il segreto.
Finora la reazione della Chiesa cilena è arrivata attraverso dichiarazioni contenute in articoli pubblicati in Cile. In particolare, il segretario generale della Conferenza episcopale cilena (Cech), mons. Fernando Ramos, in una dichiarazione pubblicata dal quotidiano “La Tercera”, ha spiegato che “in termini generali, la Chiesa appoggia le iniziative che aiutino a fare giustizia sugli abusi. In conseguenza, l’obbligo di denuncia appare ragionevole in tutti gli ambiti nei quali ci sia presenza di minori di età, inclusi i religiosi”.
Tuttavia, fa notare il presule, nella redazione del progetto di legge è stata respinta l’indicazione che escluda dall’obbligo di denuncia il segreto confessionale. Un’ipotesi che “presenta una seria difficoltà”, dato che in questione è un sacramento della Chiesa universale. “Se un sacerdote viola il segreto sacramentale riceve la grave pena della scomunica. Non c’è legislazione al mondo che abbia tolto questo principio”.
Il quotidiano “El Mercurio” ha invece riportato ieri le dichiarazioni dell’amministratore apostolico di Santiago del Cile, mons. Celestino Aós, secondo il quale “nessuno potrà obbligare un sacerdote a infrangere il segreto della confessione”. Lo stesso quotidiano, venerdì scorso, ha riferito le parole dell’amministratore apostolico di Puerto Montt, mons. Ricardo Morales, secondo il quale il segreto “non si deve violare in alcuna circostanza”, mentre ci sono altre possibilità per il confessore, che potrebbe dare l’assoluzione condizionandola all’autodenuncia di colui che confessa il crimine commesso. L’amministratore apostolico di Osorno, mons. Jorge Concha, ha dichiarato a sua volta: “Speriamo proprio che ci sia la possibilità di salvaguardare il segreto”, altrimenti se passerà il progetto di legge “nessuno più si confesserà”. Sempre su “El Mercurio”, prende posizione contro il progetto di legge anche un intellettuale laico, spesso critico con la Chiesa, Carlos Peña, rettore dell’Università Diego Portales, secondo il quale il progetto di legge non è stato ben meditato e il segreto è un “abito di riserva a disposizione dell’individuo”. Il risultato “non sarebbe la fine dei delitti, ma delle confessioni”.

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