Attentati Sri Lanka: mons. Moraglia (Venezia), “nel ricordo delle vittime chiamati a costruire convivenza pacifica”

Gli attentati in Sri Lanka “non possono lasciare indifferenti noi, figli spirituali dell’evangelista Marco e abitanti di una città, Venezia, che da sempre è sinonimo di incontro e dialogo con tutto il mondo, chiamati a seguire più fedelmente e seriamente il Cristo Signore e, quindi, a costruire ogni giorno una convivenza sempre più cordiale e pacifica, ordinata al bene, alla giustizia e alla verità”. Lo ha sottolineato il patriarca di Venezia, mons. Francesco Moraglia, che ha voluto ricordare “il sacrificio di tanti fratelli e sorelle di fede che, insieme ad altre persone, hanno trovato la morte negli attentati che hanno insanguinato lo Sri Lanka, e in modo particolare alcune sue chiese, proprio il giorno di Pasqua”. Nell’omelia della messa dedicata dell’evangelista patrono della città, mons. Moraglia ha ribadito che “Gesù non è una ideologia o una scelta etica; non lo si impara come una lezione, ma lo si incontra personalmente”. “La conversione è evento permanente nella vita e riguarda il nostro modo di non essere ancora pienamente evangelici”, ha spiegato il patriarca di Venezia che ha invitato a “prendere le distanze da stili troppo umani, frutto di abitudini che sostituiscono l’ermeneutica che è Gesù con ermeneutiche di tipo psicologico, sociologico e politico che esprimono un Vangelo più aggiornato e accetto al mondo ma che in realtà, costituiscono veri cedimenti, perché distolgono i discepoli dal Signore Gesù”. “Se Gesù fosse una teoria o una decisione etica, sarebbe qualcosa di solo umano”, ha aggiunto mons. Moraglia evidenziando che “Gesù è l’umanità di Dio, qualcosa che sfugge alle possibilità dell’uomo”, “Colui al quale ci si avvicina con la propria storia, le proprie ferite, la propria fragile volontà di bene”.

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