Pasqua: Osman (Signis), “rinnovato impegno nel raccontare la resurrezione e comunicarla a rifugiati, indigeni, poveri ed emarginati”

Commentando il quadro del pittore francese Eugène Burnand raffigurante i discepoli Pietro e Giovanni che corrono al Sepolcro la mattina della Resurrezione, Helen Osman, presidente di Signis, evidenzia la capacità dell’artista di “comunicare l’urgenza, la paura, la speranza e l’amore appassionato che i discepoli sperimentarono mentre correvano verso la tomba di Gesù”. “Come posso, in quanto comunicatore cattolico, comunicare il mistero della risurrezione senza sembrare banale, senza ridurlo a luogo comune?”, si chiede nel messaggio di Pasqua rivolto ai membri dell’associazione”. “Il nostro patrono, San Oscar Romero, e tanti altri – prosegue – ci offrono un esempio semplice ma profondo. Sono in grado di discernere nel senso più profondo la luce della speranza divina e la forza dell’umano, e trasformarli in semplici storie che trasformano vite e comunità”. Di qui l’auspicio che “tutti noi, membri di Signis, possiamo trovare un rinnovato impegno nel raccontare quella storia della Resurrezione. Durante questi giorni sacri del triduo, e nel tempo della Santa Pasqua, mentre guardiamo ancora una volta il volto di Cristo, possiamo meditare e sentire l’urgenza della chiamata che sentiamo da migranti e rifugiati, popoli indigeni, poveri e emarginati, giovani, giornalisti e comunicatori che subiscono minacce, vittime di qualsiasi tipo di violenza, anzi chiunque abbia il cuore che arde dell’amore per il popolo di Dio e il creato”. “Comunichiamo a loro, insieme a loro – conclude -, la gioia di una risurrezione che può essere la loro risurrezione”.

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