Papa Francesco: Messa Crismale, “siamo unti per ungere”. “Colui che impara a ungere e a benedire si salva dalla meschinità, dall’abuso e dalla crudeltà”

foto SIR/Marco Calvarese

“Non dobbiamo dimenticare che i nostri modelli evangelici sono questa gente, questa folla con questi volti concreti, che l’unzione del Signore rialza e vivifica”. È l’invito lanciato dal Papa, in primo luogo, ai cardinali, vescovi e sacerdoti che concelebrano con lui, nell’omelia della Messa del Crisma celebrata oggi nella basilica di San Pietro, primo atto dei riti del Triduo pasquale. “Essi sono coloro che completano e rendono reale l’unzione dello Spirito in noi, che siamo stati unti per ungere”, ha proseguito Francesco: “Siamo stati presi in mezzo a loro e senza timore ci possiamo identificare con questa gente semplice”. “Ognuno di noi ha la propria storia: un po’ di memoria ci farà tanto bene!”, ha esclamato a braccio. “Essi sono immagine della nostra anima e immagine della Chiesa”, ha proseguito: “Ciascuno incarna il cuore unico del nostro popolo”. “Noi sacerdoti siamo il povero, e vorremmo avere il cuore della vedova povera quando facciamo l’elemosina e tocchiamo la mano al mendicante e lo guardiamo negli occhi”, il commento del Papa: “Noi sacerdoti siamo Bartimeo, e ogni mattina ci alziamo a pregare chiedendo: ‘Signore, che io veda di nuovo!’. Noi sacerdoti siamo, in qualche punto del nostro peccato, il ferito picchiato a morte dai ladri. E vogliamo stare, noi per primi, tra le mani compassionevoli del Buon Samaritano, per potere poi con le nostre mani avere compassione degli altri”. “Vi confesso che quando confermo e ordino mi piace spandere bene il Crisma sulla fronte e sulle mani di quanti vengono unti”, ha rivelato Francesco: “Ungendo bene si sperimenta che lì si rinnova la propria unzione”. “Non siamo distributori di olio in bottiglia”, ha ammonito il Papa: “Siamo unti per ungere”, ha aggiunto. “Ungiamo distribuendo noi stessi, distribuendo la nostra vocazione e il nostro cuore”, ha proseguito: “Mentre ungiamo siamo nuovamente unti dalla fede e dall’affetto del nostro popolo. Ungiamo sporcandoci le mani toccando le ferite, i peccati, le angustie della gente; ungiamo profumandoci le mani toccando la loro fede, le loro speranze, la loro fedeltà e la generosità senza riserve del loro donarsi, che tanti qualificano come superstizione”. “Colui che impara a ungere e a benedire si sana dalla meschinità, dall’abuso e dalla crudeltà”, la ricetta del Papa: “In mezzo alla nostra gente: è il posto più bello!”.

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