Papa Francesco: Messa Crismale, mondo “ci sommerge con immagini interessate o banali”, no a “colonizzazione ideologica”

foto SIR/Marco Calvarese

I poveri, i prigionieri di guerra, i ciechi, gli oppressi. Sono i “quattro grandi gruppi che sono destinatari preferenziali dell’unzione del Signore”. Li ha elencati il Papa, nell’omelia della Messa del crisma, celebrata questa mattina nella basilica di San Pietro. Quella di Gesù verso le folle, ha spiegato Francesco, è “una “preferenzialità inclusiva”, in virtù della quale “la grazia e il carisma che si dona a una persona o a un gruppo in particolare ridonda, come ogni azione dello Spirito, a beneficio di tutti”. “I poveri sono quelli che stanno piegati, come i mendicanti che si chinano per chiedere”, ha detto il Papa attualizzando il primo gruppo di destinatari: “Ma è povera anche la vedova, che unge con le sue dita le due monetine che erano tutto quello che aveva quel giorno per vivere. L’unzione di quella vedova per fare l’elemosina passa inosservata agli occhi di tutti, salvo a quelli di Gesù, che guarda con bontà la sua piccolezza. Con lei il Signore può compiere in pienezza la sua missione di annunciare il Vangelo ai poveri”. “Paradossalmente, la buona notizia che esistono persone così, la ascoltano i discepoli”, ha puntualizzato Francesco: “Lei, la donna generosa, non si rese neppure conto del fatto di essere apparsa nel Vangelo, ossia che il suo gesto sarebbe stato menzionato nel Vangelo: il lieto annuncio che le sue azioni ‘pesano’ nel Regno e contano più di tutte le ricchezze del mondo, lei lo vive dentro di sé, come tanti santi e sante ‘della porta accanto’”. I ciechi, ha proseguito il Papa, “sono rappresentati da uno dei volti più simpatici del Vangelo: quello di Bartimeo, il mendicante cieco che recuperò la vista e, a partire da quel momento, ebbe occhi solo per seguire Gesù lungo la strada”. “L’unzione dello sguardo!”, ha esclamato Francesco: “Il nostro sguardo, al quale gli occhi di Gesù possono restituire quella brillantezza che solo l’amore gratuito può dare, quella brillantezza che quotidianamente ci viene rubata dalle immagini interessate o banali con cui ci sommerge il mondo”. Per attualizzare la parola oppressi, il Papa ha citato la parabola del buon samaritano, che unge con olio e fascia le ferite dell’uomo che era stato picchiato a morte e giaceva sul bordo della strada: “L’unzione della carne ferita di Cristo! In quell’unzione sta il rimedio per tutti i traumi che lasciano persone, famiglie e popoli interi fuori gioco, come esclusi e superflui, ai bordi della storia”. I prigionieri, infine, sono i prigionieri di guerra: “Gesù userà l’espressione riferendosi alla prigionia e alla deportazione di Gerusalemme, sua città amata”. “Oggi le città si imprigionano non tanto a punta di lancia, ma con i mezzi più sottili di colonizzazione ideologica”, le parole del Papa: “Solo l’unzione della nostra cultura, forgiata dal lavoro e dall’arte dei nostri antenati, può liberare le nostre città da queste nuove schiavitù”.

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