Messa in coena Domini: card. Betori (Firenze), “l’Eucarestia è presenza di grazia che libera dal male” e crea “un mondo pacificato in cui nessuno è escluso”

Parte dall’immagine dalla cattedrale di Notre Dame in fiamme, il cardinale arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori, nell’omelia della Messa “in coena Domini” presieduta questa sera nella cdi Santa Maria del Fiore. “In quella chiesa – osserva – si è riconosciuta l’identità della città di Parigi, della nazione francese, dell’Europa, della sua storia e della sua civiltà”. Negli ultimi giorni abbiamo scoperto che “dei simboli abbiamo bisogno”, dice il cardinale, ricordando che “nella cena del Signore”, come pure “in ogni celebrazione eucaristica, a noi è offerto un dono ben più alto di un qualsiasi simbolo, che ha in sé una forza ben superiore di un simbolo per richiamarci alla nostra identità e per edificarci in comunione e unità”.  L’Eucaristia infatti “non è un simbolo, ma un sacramento, una presenza di grazia che plasma di sé chi l’accoglie liberandolo dalla schiavitù del male”. Un segno che è dono e mistero. Durante l’Ultima Cena, prosegue Betori, “Gesù insegna che servire non è dare qualcosa agli altri, ma mettersi ai piedi degli altri, sotto di loro, tutto il contrario delle logiche mondane del potere”, e il vero dono “non è dare qualcosa che si ha agli altri, ma qualcosa che si è, se stessi”. “Su questa identità di servizio come dono di sé, che illumina i rapporti tra le persone nella Chiesa e nella società – avverte l’arcivescovo -, si misura la nostra fedeltà all’Eucaristia, l’essere cioè noi stessi, nella nostra vita e non solo nella celebrazione del rito, ‘memoria’ di Cristo. Dall’Eucaristia nasce un mondo pacificato, in cui nessuno è rifiutato e tutti si fanno carico degli altri”.

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