Messa crismale: mons. Tisi (Trento), “la gratuità dell’amore libera dalla prigionia dell’ossessione di se stessi”

“L’amore o è gratuito o non è”. La parola ferma dell’arcivescovo Lauro risuona nell’omelia della Messa del crisma, concelebrata stamattina, Giovedì Santo, in cattedrale a Trento. “Il gratuito – ha notato Tisi – sembra appartenere all’utopia e al sogno, non al reale; diamo per scontato, credenti e non, che l’amore non esista”.
Nella liturgia in cui il vescovo ha benedetto gli oli del crisma degli infermi e dei catecumeni e nella quale i preti rinnovano le loro promesse sacerdotali, mons. Tisi – accanto al vescovo emerito Bressan – ha rilanciato, anzitutto al proprio clero, nonostante i numeri in calo e l’età che avanza, una sfida in crescendo sulle parole dell’evangelista Giovanni: “Dio è amore; chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui”.
“La gratuità dell’amore – ha argomentato l’arcivescovo – libera dalla prigionia dell’ossessione di se stessi, causa di tante nostre inquietudini anche presbiterali che assumono il volto sinistro dell’invidia, della disistima, della mancanza di franchezza. Regala l’attitudine a vedere e frequentare il volto dei poveri. Libera dalla competizione e dona la gioia di adoperarsi per far esistere le persone, portandoci a godere per il bene che vediamo fiorire negli altri”.
“Sia Gesù di Nazareth – l’auspicio dell’arcivescovo – la nostra agenda di lavoro nel momento in cui siamo chiamati a ripensare l’azione pastorale della nostra Chiesa”. “La Chiesa – ha concluso – non è un organismo sociale, è la fraternità di Gesù ed è chiamata a dire al mondo che è possibile volersi bene”.
Al termine della s. Messa, animata dal coro dei preti giovani e con molti confratelli infermi al centro della navata, il vicario generale don Marco Saiani ha citato i sacerdoti trentini che raggiungono anniversari significativi, cominciando dai due centenari don Guido Avi (101) e don Valerio Bottura (100).
Stasera, alle 20,30, in cattedrale mons. Tisi presiede la Messa in coena Domini. Il presule compirà il gesto della lavanda dei piedi, chinandosi su dodici tra missionarie e missionari trentini.

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