Messa crismale: mons. Nosiglia (Torino), “testimoniamo la gioia di servire il Signore e crediamo di più in noi stessi”

“Sacerdote diventa ciò che sei”: questo è il compito “che il Signore ti affida. Pertanto, non preoccuparti di quello che devi fare ogni giorno, ma di quello che devi essere e di testimoniare la gioia di servire il Signore nei tuoi fedeli”. Così mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, nell’omelia della Messa crismale presieduta oggi in cattedrale. Rivolgendosi idealmente uno ad uno ai presbiteri della diocesi presenti., Nosiglia ha aggiunto: “Ricordati che non sei tu a sostenere la radice, che ti ha fatto sacerdote, ma è la radice a sostenere te e i tuoi impegni pastorali”. Di qui la memoria del Cenacolo e del “gesto di umiltà e di servizio” compiuto da Gesù. “Crediamo di più in noi stessi, abbiamo stima di quello che facciamo e, come Gesù ci insegna, riconosciamo i buoni esempi che i confratelli ci offrono e le cose belle che compiono”, l’esortazione del presule che di fronte ad una “martellante svalutazione del sacerdote da parte dei media, a causa di pur gravissime mancanze di alcuni” ha confermato ai sacerdoti della diocesi “la nostra Chiesa locale, la stima, l’amicizia e la riconoscenza per la coerente fedeltà e l’amore a Cristo e alla Chiesa e l’indefesso lavoro pastorale che testimoniate a servizio delle vostre comunità, dei poveri e delle nuove generazioni, delle famiglie, degli anziani e dei malati”.  Da Nosiglia “il più vivo augurio ai sacerdoti che celebrano particolari anniversari “, un pensiero ai preti anziani  e a quanti non possono essere presenti in cattedrale. “Ai confratelli sacerdoti fideidonum” l’assicurazione che “li consideriamo parte integrante del nostro presbiterio”, e un particolare grazie ai diaconi e infine ai “fratelli delle Chiese ortodosse, che ogni anno partecipano alla celebrazione del Giovedì Santo e pregano con noi. Voglia il Signore concedere ai presbiteri delle nostre Chiese di potere, in un giorno non lontano, concelebrare insieme questo evento, manifestando così al mondo la nostra ritrovata piena unità e comunione”.

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