Messa crismale: mons. Milito (Oppido Mamertina-Palmi), “il Vangelo si deve tradurre in amore incarnato secondo le necessità dei luoghi”

“Per noi presbiteri il primato e la potenza non consistono nell’essere e diventare bravi operatori, immessi e specialisti nel sociale, capaci di trattare alla pari agenti più esperti e pratici di noi, ma l’essenza del nostro vivere è indicata nelle promesse sacerdotali”. Lo ha detto questa mattina mons. Francesco Milito, vescovo di Oppido Mamertina-Palmi, durante la Messa crismale presieduta in cattedrale. Mons. Milito ha ricordato che “sacerdote veramente santo” è sempre stato colui dal quale “il Vangelo annunziato si è tradotto in amore incarnato secondo le esigenze dei tempi, le necessità dei luoghi avendolo incontrato nel volto del fratello il volto di Cristo”. Il presule ha poi dedicato la sua attenzione a giovani, lavoro e immigrazione.
Rispetto ai primi, il vescovo ha ricordato “la partenza e il non più ritorno dopo gli studi universitari, perché in cerca di stabilità e maggiori sicurezze di un futuro lavorativo”. Poi ha osservato che “la disoccupazione, che investe larghi stati sociali, conosce casi al limite della sopportazione” e “ciò contribuisce a un malessere diffuso”. Mons. Milito ha voluto richiamare “le notizie buone circa la svolta positiva delle intricate vicende del Porto” di Gioia Tauro, che “hanno aperto l’animo a speranze più rassicuranti e alla previsione di un futuro non più fosco, come sembrava preannunziatosi negli ultimi tempi”. A tal proposito, il presule ha ricordato che “il capitale primo è l’uomo, il lavoratore, il portuale”. Relativamente al tema dell’immigrazione, il vescovo ha rivolto un invito: “Sono soprattutto la cultura e l’educazione all’accoglienza che dobbiamo inculcare e coltivare nell’educazione delle coscienze delle nuove generazioni”.

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