Vita consacrata: Manes (Gregoriana), “bisogna imparare a sprecare, a non essere mediocri nel dono”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“Una consacrata non può essere mediocre, ma deve investire tutti i suoi doni al meglio”. Lo ha ricordato Rosalba Manes, docente alla Pontificia Università Gregoriana, sottolineando la necessità di “imparare a sprecare, cioè a non essere mediocri nel dono”. Del resto, ha aggiunto, “la solitudine non è il nostro statuto”: “il nostro fine è relazionale perché Dio è relazione”, ha spiegato Manes intervenendo alla 66ª Assemblea nazionale dell’Usmi che fino a domani riunisce a Roma, al Conference Center Sgm, 320 superiore generali e provinciali d’Italia. “Dobbiamo fare in modo che la nostra vita diventi il luogo, lo spazio testimoniale dove chi ci guarda possa sentire il palpito di Dio, la paternità del Signore e la maternità della Chiesa”, ha spiegato Manes che ha invitato le consacrate ad “imparare ad accogliere le persone che accompagniamo, riconoscendo nell’altro l’opera del Signore”. Secondo Manes, in un mondo che “non ha bisogno di tante parole o azioni”, è importante “stare, esserci, stare accanto, rimanere e questo richiede perseveranza”. Senza “avere l’ansia del tempo e dei frutti”, bisogna cioè “accompagnare le persone così come Dio accompagna noi, cioè toccando le sorgenti del desiderio per permettere a chi ci è affidato di scoprire la bellezza, sentire il cuore vibrare e permettergli di fare esodo dal peccato, dalle dipendenze, dalla casa, dalle sicurezze”. In sintesi, ha concluso Manes, le consacrate devono essere “madri spirituali”, “donne che spendono la vita”, che sanno “vedere oltre la superficie e conoscere il cuore”.

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