Tratta: p. Baggio (Santa Sede), “un fenomeno che entra nelle nostre case, 42 proposte per informare e sensibilizzare”

“Dobbiamo informare, far crescere la coscienza della gente, perché la tratta, ad esempio il lavoro schiavo, entra a casa nostra attraverso i prodotti molto economici che compriamo. E non sappiamo che dietro la scatoletta di tonno, ad esempio, c’è un pescatore sfruttato come schiavo in Asia”. Lo dice al Sir padre Fabio Baggio, sottosegretario della Sezione Migranti e rifugiati del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, a conclusione della Conferenza internazionale sulla tratta di persone che si è svolta a Sacrofano dall’8 all’11 aprile, con circa 200 partecipanti. “Abbiamo creato uno spazio di dialogo, condivisione e programmazione tra reti che stanno già lavorando su questi temi – spiega –. Dovevamo semplicemente rispondere ad una domanda: come affrontare insieme le sfide di questa particolare forma di tratta?”. A fine convegno sono arrivati dai gruppi oltre 500 suggerimenti, padre Baggio ne ha scelti 35 per il rapporto finale, più altri 7 che riguardano la comunicazione. “Questo è un aspetto importante – precisa –, perciò si cercheranno sinergie con i media mainstream, preparando materiali su storie reali e producendo campagne di sensibilizzazione”. Tra le altre proposte, formare agenti contro la tratta coinvolgendo le forze dell’ordine e i magistrati, promuovendo corsi di formazione nelle Chiese locali. Produrre inoltre materiali educativi e video da diffondere nei gruppi giovanili, nelle catechesi, nelle scuole cattoliche, nelle parrocchie. Altro aspetto importante sono i dati: “Abbiamo molti data base a livello locale, con dati, evidenze, prove – dice padre Baggio –. La proposta è di cominciare a mettere insieme tutto il materiale raccolto per sapere di quante donne, uomini e bambini stiamo parlando. Faremo riferimento alle persone che si rivolgono a noi: saranno numeri non scientificamente perfetti ma reali e certi. Perché queste persone hanno avuto il coraggio, se non di denunciare, almeno di chiedere un servizio alle nostre realtà”.

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