Papa Francesco: a leader Sud Sudan, siate “artigiani di pace”. “Cessino le ostilità, l’armistizio sia rispettato, le divisioni politiche ed etniche siano superate”

(Foto Vatican Media/SIR)

“La pace è possibile. Non mi stancherò mai di ripetere che la pace è possibile!”. Lo ha esclamato il Papa, che al termine del suo discorso ai leader del Sud Sudan ha ricordato che “questo grande dono di Dio è allo stesso tempo anche un forte impegno degli uomini responsabili verso il popolo”. “Noi cristiani crediamo e sappiamo che la pace è possibile perché Cristo è risorto e ha vinto il male con il bene, ha assicurato ai suoi discepoli la vittoria della pace su quei complici della guerra che sono la superbia, l’avarizia, la brama di potere, l’interesse egoistico, la menzogna e l’ipocrisia”, ha spiegato Francesco, auspicando “per tutti noi che sappiamo accogliere l’altissima vocazione di essere artigiani di pace, in uno spirito di fraternità e solidarietà con ogni membro del nostro popolo, uno spirito nobile, retto, fermo e coraggioso nella ricerca della pace, tramite il dialogo, il negoziato e il perdono”. “Cercare ciò che vi unisce, a partire dall’appartenenza allo stesso popolo, e superare tutto ciò che vi divide”, l’invito: “La gente è stanca ed esausta ormai per le guerre passate: ricordatevi che con la guerra si perde tutto! La vostra gente oggi brama un futuro migliore, che passa attraverso la riconciliazione e la pace”. “Con grande fiducia ho appreso, nel settembre scorso, che i più alti rappresentanti politici del Sud Sudan avevano stipulato un accordo di pace”, il tributo del Papa: “Oggi mi congratulo con i firmatari di tale documento, sia con voi qui presenti sia con quelli assenti, senza escludere nessuno; in primo luogo con il presidente della Repubblica e i capi dei partiti politici, per la scelta della via del dialogo, per la disponibilità al compromesso, per la determinazione di raggiungere la pace, per la prontezza di riconciliarsi e per la volontà di attuare quanto concluso”. “Auspico di cuore che definitivamente cessino le ostilità, che l’armistizio sia rispettato, che le divisioni politiche ed etniche siano superate e che la pace sia duratura, per il bene comune di tutti i cittadini che sognano di cominciare a costruire la nazione”, l’appello, insieme all’omaggio per “il comune impegno dei fratelli cristiani, dentro le varie iniziative ecumeniche in seno al Consiglio delle Chiese del Sud Sudan, in favore della riconciliazione e della pace, dei poveri e degli emarginati, a beneficio del progresso dell’intero popolo sud sudanese”. Dopo aver lodato l’“ottimismo” e “l’impegno instancabile”, nonostante le “numerose difficoltà politiche e sociali”, manifestati dalla Conferenza episcopale del Sudan e del Sud Sudan nella recente visita “ad limina” in Vaticano, il Papa si è rivolto ai cristiani: “Possano essere operatori di pace nel popolo sud sudanese, con la preghiera e la testimonianza, con la guida spirituale e l’assistenza umana di ogni suo membro, leader inclusi”. Infine, la “gratitudine” e l’“apprezzamento” di Francesco alle autorità civili ed ecclesiastiche del Sud Sudan, “per la partecipazione a questo ritiro”, uniti a “fervidi voti di pace e di prosperità a tutto il caro popolo sud sudanese”. “Confermo il mio desiderio e la mia speranza di potermi recare prossimamente nella vostra amata nazione”, il congedo prima della benedizione finale.

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