Diocesi: Parma, recupero chiesa San Francesco del Prato. Progettisti, “il cantiere su sviluppa in base alle testimonianze che mano a mano troviamo”

Foto SIR

(da Parma) “La domanda ricorrente è ‘che faccia prenderà la chiesa?’. Nell’avanzare del cantiere possiamo dire la navata centrale e il presbiterio torneranno a parlarci della chiesa gotica che era, mentre le navate laterali continueranno a parlare della fase carceraria. Il nostro lavoro ricorda il cantiere medievale ed è un progetto che si sviluppa sulle testimonianze che mano a mano ritroviamo”. Lo ha detto l’architetto Giorgio Della Longa, progettista architettonico e coordinatore del restauro, giovedì 11 aprile durante la conferenza per la presentazione della campagna fondi “Liberiamo San Francesco del Prato”.
“Qualcuno si è domandato negli ultimi anni se potesse diventare uno spazio di archeologia in rovina – ha continuato l’architetto – ma io ho sempre risposto che se era stato uno spazio di vita (spirituale prima e carceraria poi) doveva superare la fase archeologica”. Nella prima fase dei lavori di restauro è emerso che sotto il nero provocato dai fuochi accessi nel periodo del carcere le superfici sono quasi totalmente integre mentre nelle navate laterali pochi lacerti potranno essere ritrovati. “Abbiamo deciso di chiudere le finestre della facciata, ma dall’interno si potrà percepire la fisionomia della chiesa modificata in epoca carceraria”, ha concluso Della Longa. Dal punto di vista strutturale, l’ingegner Giovanni Cangi, progettista e direttore lavori opere strutturali, ha specificato che particolare attenzione è stata messa ai “dissesti e alle conseguenti debolezze, seguenti alle trasformazioni che la chiesa ha subito negli anni”.

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