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Papa Francesco: udienza, il peggiore dei “peccati subdoli” è la superbia. “Se vuoi ingannare te stesso, dì che non hai peccato”

foto SIR/Marco Calvarese

“Ci sono peccati che si vedono e peccati che non si vedono, peccati nascosti. Ci sono peccati eclatanti che fanno rumore, ma ci sono anche peccati subdoli, che si annidano nel cuore senza che nemmeno ce ne accorgiamo”. A farlo notare è stato il Papa, che nella catechesi dell’udienza di oggi, dedicata alla seconda invocazione della seconda parte del Padre Nostro – “Rimetti a noi i nostri debiti” – ha affermato che “il peggiore di questi è la superbia, che può contagiare anche le persone che vivono una vita religiosa intensa”.
“Una volta c’era un convento di suore, famoso nel 1600 e nel 1700, al tempo del giansenismo, che era perfettissimo e si diceva di loro che erano purissime come gli angeli ma superbe come i demoni”, l’aneddoto raccontato a braccio da Francesco: “È una cosa brutta”. La superbia, ha spiegato il Papa, “è il peccato che divide la fraternità, che ci fa presumere di essere migliori degli altri, che ci fa credere di essere simili a Dio”. “E invece davanti a Dio siamo tutti peccatori e abbiamo motivo di batterci il petto, tutti, come quel pubblicano al tempio”, il monito di Francesco, che ha citato la prima lettera di san Giovanni: “Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi”. “Se tu vuoi ingannare te stesso, dì che non hai peccato”, il commento a braccio del Papa: “Ti stai ingannando”. “Siamo debitori anzitutto perché in questa vita abbiamo ricevuto tanto”, ha proseguito Francesco: “L’esistenza, un padre e una madre, l’amicizia, le meraviglie del creato… Anche se a tutti capita di attraversare giorni difficili, dobbiamo sempre ricordarci che la vita è una grazia, è il miracolo che Dio ha estratto dal nulla”.

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