Sanità cattolica: Aris, “75% attività riabilitative svolto in strutture private accreditate. Infondata accusa di non professionalità”

Il 75% delle attività riabilitative vengono svolte in Italia da strutture private accreditate, la maggior parte delle quali di ispirazione cristiana. Non è corretto affermare che queste strutture siano carenti in termini di professionalità o di capacità o mezzi per fare fronte alle situazioni più complesse. Questa, in estrema sintesi, la risposta dell’Aris (Associazione religiosa degli istituti socio-sanitari) ad alcune dichiarazioni di esponenti della sanità pubblica riportate nei giorni scorsi dalla stampa. Il riferimento è alla vicenda nata attorno a due documenti: il Dm ministero Salute su “Criteri di appropriatezza dell’accesso ai ricoveri di riabilitazione ospedaliera”, e quello sulla rete di riabilitazione e relativa questione “posti letto”, sottoposti dalla ministra Grillo all’attenzione di un “tavolo di esperti” secondo i quali, stando alle dichiarazioni riportate dalla stampa, i malati molto complessi non verrebbero presi in carico “dal privato”. In una nota l’Aris esprime inoltre perplessità rispetto ad “un paventato nuovo decreto” sul quale auspica che venga ascoltata “la parte che più di ogni altra si dedica da sempre alla riabilitazione ospedaliera così come alla riabilitazione in generale”. E aggiunge: “Che la riabilitazione ospedaliera abbia necessità di una riformulazione organizzativa può essere vero, ma certo non con i vincoli posti dall’attuale decreto che limita anzitutto il diritto di salute dei cittadini”. Di qui la richiesta di “poter contribuire al miglioramento” dei documenti. Inaccettabile, conclude la nota, l’accusa di “selezione dei malati” e di abbandono dei “casi troppo complessi” per incapacità di assisterli o mancanza “delle necessarie tecnologie”.

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