Caporalato: Rota (Fai Cisl), 1.500 braccianti morti negli ultimi 6 anni. Non è esagerato parlare di “strage”

“Non è esagerato l’appello dei Medici per l’Africa Cuamm, che parla di ‘strage dei braccianti’, il loro è un messaggio importante per chiedere un maggiore coinvolgimento da parte di tutti, anche della comunità scientifica e clinica, che è chiamata ad esprimersi sullo stato di salute dei tanti operai agricoli d’Italia, a cominciare da chi vive in condizioni di assoluto degrado nei quasi 80 ghetti sparsi per il Paese”. Lo scrive sul giornale “In Terris” il segretario generale della Fai Cisl, Onofrio Rota, commentando l’appello del Cuamm, pubblicato sul British Medical Journal, in cui si richiama l’attenzione su 1500 braccianti morti negli ultimi 6 anni a causa delle condizioni di vita e di lavoro.
“Trattandosi in buona parte di lavoratori migranti – spiega Rota – a molti piace non vedere, o pensare che ‘tanto sono abituati a vivere e lavorare in questi modi’. Quante volte lo abbiamo sentito dire? È invece fondamentale portare avanti le battaglie di questi lavoratori in nome del modello di società che decidiamo di darci. Le soluzioni contro sfruttamento e caporalato ci sono: piena applicazione della Legge 199, migliore regolamentazione del mercato del lavoro, revisione delle norme che disciplinano le aziende e le cooperative senza terra; vanno inoltre sostenute, come affermiamo da tempo, le sezioni territoriali della Rete del lavoro agricolo di qualità, perché sono lo strumento essenziale per garantire un corretto incontro tra domanda e offerta di lavoro”. “Il lavoro – conclude il segretario Fai Cisl – sia sempre strumento di inclusione sociale, di realizzazione e accoglienza della persona, di crescita delle nostre comunità”.

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