Povertà: mons. Delpini (Milano), “non calcolare il dare e l’avere, ma seguire lo slancio della gioia”

“La paura non è frutto di un ragionamento, non è la considerazione che si fa a conclusione di una ricerca che raccoglie dati con l’intenzione di comprendere un fenomeno. Perciò dubito che ragionamenti e ricerche possano essere la terapia per sconfiggere la paura. Forse la via promettente è l’estasi, quell’accogliere Gesù che riempie la casa di gioia”. Lo ha detto stamani l’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, intervenendo al convegno Mondialità sul tema “La paura ci rende folli”, promosso dalle pastorali dei Migranti e Missionaria e da Caritas ambrosiana. “La stoltezza che Gesù rimprovera – ha segnalato il presule – è mettere la propria sicurezza nella proprietà: la paura, le molte paure del futuro, degli imprevisti, della povertà inducono a quella forma di follia che è l’accumulo, una sicurezza illusoria”. Quindi un monito: “Porre le propria sicurezza nelle ricchezze impedisce di accogliere la vocazione alla sequela di Gesù che chiede, come condizione, la rinuncia radicale, rende insensibili alle povertà dell’altro e impedisce la compassione”. Un fenomeno che si verifica perché “la radice della stoltezza che induce a porre la propria sicurezza nelle ricchezze è la distanza da Dio”. “La ragione radicale della paura è attaccarsi al presente perché si ha paura della morte e Dio non esiste”. Così l’arcivescovo ha indicato “il rimedio alla paura che rende folli”, cioè “il buon senso che rende sapienti”. L’attenzione di mons. Delpini si è, dunque, concentrata sulle necessità dell’oggi. “C’è bisogno di gente che non vive calcolando il dare e l’avere, ma segue lo slancio della gioia e si affida al vento amico che spinge al largo. C’è bisogno di gente che, di fronte all’appello dei poveri, si fa avanti per servirli, di fronte alle contese, si mette di mezzo per seminare pace, di fronte ai problemi di dimensioni planetarie che insinuano la frustrazione dell’impotenza, invece di lasciarsi cadere le braccia, pratica il gesto minimo che gli è possibile e si entusiasma nella persuasione di contribuire anche così ad aggiustare il mondo”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Italia