San Valentino: mons. Piemontese (Terni), “no a passioni sganciate dai sentimenti, a maniere violente e femminicidi”

“Anche oggi nella nostra città, Valentino indica e propone al vescovo, ma anche a chi è rivestito di autorità, ai governanti, l’amore per il popolo nello stile del Buon Pastore e non del mercenario, che opera solo per interesse”. Lo ha detto il vescovo di Terni-Narni-Amelia, mons. Giuseppe Piemontese, ieri, in cattedrale, nell’omelia della messa per la festa del patrono di Terni, san Valentino. “Siamo il popolo di Valentino, che accoglie la proposta di porre al centro l’amore, quello fatto di sentimenti autentici, di oblatività, di generosità, di promozione della libertà, di rispetto, di servizio alle persone sane e malate, di dono anche della propria vita per favorire e salvare la vita degli altri”, ha aggiunto il presule. Che ha condannato “passioni sganciate dalla nobiltà dei sentimenti, amorazzi di stagione, amori imposti, possessivi, maniere violente, femminicidi”. Facendo riferimento alla situazione della città di Terni e a un degrado” strisciante” come “una malattia in alcune parti del suo territorio e del corpo sociale, che corre il rischio di uno stato di cronicità e di assuefazione irreversibile”, il vescovo ha indicato alcune priorità e attenzioni ad alcune emergenze perché si dia vigore ad una “nuova speranza”: “Il sostegno e la cura di una cultura, già patrimonio della nostra gente, della pacifica convivenza, della solidarietà, del rispetto delle persone, della accoglienza, della integrazione civile, sociale, della partecipazione di tutti al bene comune, con il riconoscimento di diritti e doveri; la preoccupazione per un inverno demografico foriero di sterilità generalizzata e dell’avvento di una società di vecchi”. Preoccupazione ha espresso mons. Piemontese anche per la disoccupazione, specie quella giovanile”, che “tende ad accelerare tale fenomeno perché spinge i giovani ad emigrare”. Infine, un’esortazione ai laici cristiani per un impegno “a svolgere la missione di lievito nella società, di impegno politico”. A cento anni della sua pubblicazione, il manifesto di don Sturzo, “l’appello a tutti gli uomini liberi e forti”, può essere “l’ispirazione anche per la realtà odierna”.

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