Parlamento Ue: oggi voto su “criminalizzazione dell’educazione sessuale in Polonia”. Emiciclo diviso

(Bruxelles) “La proposta di modifica di una legge polacca contro la pedofilia potrebbe colpire chi insegna educazione sessuale ai minori, con pene fino a tre anni di carcere. Nel progetto di risoluzione, il Parlamento europeo esprime preoccupazione per le conseguenze che questo nuovo testo di legge avrebbe sugli educatori”. Così, sinteticamente, l’ufficio stampa del Parlamento europeo presenta il voto per una risoluzione non legislativa che sarà affrontato oggi in emiciclo a Bruxelles, in chiusura di sessione plenaria. Tre le proposte di risoluzione presentate “sulla criminalizzazione dell’educazione sessuale in Polonia”: la prima sottoscritta da Popolari, Socialisti e democratici, Renew Europe (liberali), Verdi e Sinistra unitaria; la seconda dal gruppo dei Conservatori (cui afferiscono molti deputati polacchi); la terza dal gruppo Identità e democrazia. Dietro le tre proposte s’intravvedono altrettanti modi di intendere non solo l’educazione sessuale, ma più in generale il ruolo della famiglia nell’educazione giovanile, i compiti della scuola, i rapporti affettivi, la potestà legislativa degli Stati in relazione all’Ue. Numerosi poi – non sempre a proposito – i riferimenti all’aborto, alle persone Lgbti, alla “capacità educativa” dei genitori e persino alle religioni.
Nella risoluzione presentata da Popolari, S&d, Renew Europe, Verdi e Gue, si legge ad esempio: “la salute sessuale è fondamentale per la salute e il benessere generale degli individui, delle coppie e delle famiglie, nonché per lo sviluppo sociale ed economico delle comunità e dei Paesi”; “l’accesso alla salute, compresa la salute sessuale e riproduttiva, è un diritto umano”; il testo esprime “profonda preoccupazione dinanzi alle disposizioni estremamente vaghe, generali e sproporzionate del progetto di legge” polacco, il quale “di fatto cerca di criminalizzare la diffusione dell’educazione sessuale presso i minori e il cui ambito di applicazione minaccia potenzialmente tutte le persone, e in particolare gli educatori sessuali, compresi gli insegnanti, gli operatori sanitari, gli autori, gli editori, le organizzazioni della società civile, i giornalisti e i genitori o tutori legali, con un massimo di tre anni di carcere per insegnamento della sessualità umana, della salute e delle relazioni intime”; ribadisce che “l’accesso a informazioni complete e adeguate all’età riguardanti il sesso e la sessualità, e l’accesso all’assistenza in materia di salute sessuale e riproduttiva, compresa l’educazione sessuale, la pianificazione familiare, i metodi contraccettivi e l’aborto sicuro e legale, sono essenziali per creare un approccio positivo e rispettoso alla sessualità e ai rapporti sessuali”; incoraggia “tutti gli Stati membri a introdurre nelle scuole un’educazione sessuale e affettiva completa e adeguata all’età destinata ai giovani”.
Nella bozza di risoluzione presentata dai Conservatori (Ecr), si legge invece che “l’educazione dei figli dovrebbe aver luogo principalmente in famiglia”; osserva che “l’educazione sessuale è fortemente legata a convinzioni religiose e ideologiche e non dovrebbe pertanto aver luogo contro la volontà dei genitori”; ritiene che “la società e le autorità polacche abbiano pienamente il diritto e l’obbligo di organizzare un sistema di istruzione, compresa l’educazione sessuale, in sintonia con la volontà democratica della maggioranza”. Stesso tono per la risoluzione proposta dal gruppo Id: “i genitori hanno il diritto e il dovere di educare i propri figli e, in particolare, l’offerta di educazione sessuale è un diritto fondamentale dei genitori e deve avere sempre luogo sotto la loro stretta supervisione, sia in casa che nei centri di istruzione da essi selezionati e soggetti alla loro sorveglianza”.

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