Terra Santa: mons. Pizzaballa, “non si può stare a Gerusalemme senza fare l’esperienza del Calvario”

Monsignor Pierbattista Pizzaballa

“La Chiesa di Terra Santa viene in genere ricordata e menzionata per essere la Chiesa della sofferenza e del Calvario, delle difficoltà e delle divisioni. Non si può stare a Gerusalemme senza fare l’esperienza del Calvario. Custodire i luoghi della esperienza umana di Cristo significa anche fare propria quell’esperienza, e il Calvario ci è certamente vicino e lo sentiamo nostro nelle difficoltà quotidiane di ogni genere”. Lo ha detto l’amministratore apostolico del Patriarcato Latino di Gerusalemme, mons. Pierbattista Pizzaballa, celebrando il 7 ottobre, a Gerusalemme, la messa per l’apertura dell’anno accademico dello Studium Biblicum Franciscanum (Sbf). L’amministratore apostolico ha invitato a considerare anche “la parte bella e ricca della nostra Chiesa, la parte vitale e costruttiva, la Risurrezione”. “Sarebbe ingiusto, infatti, e grave mancanza di fede – ha aggiunto – limitarsi a ripiegarci sulle nostre ferite, a contemplare il nostro dolore, senza alzare lo sguardo e vedere innanzitutto anche il dolore altrui e non solo il proprio, ma anche vedere come lo Spirito susciti continuamente iniziative di vita, di solidarietà, di speranza e di futuro all’interno della nostra Chiesa”. “Segni evidenti di vitalità” sono le numerose istituzioni religiose, “proporzionalmente assai più numerose rispetto al numero reale dei cristiani in Terra Santa”, una presenza religiosa che, “insieme alle parrocchie e alle comunità locali sparse su tutto il territorio, ha un ruolo fondamentale, imprescindibile, nel dare alla nostra Chiesa una forma e un’identità precise”. Queste si traducono “in attenzione alle fasce deboli della popolazione (bambini, disabili, anziani, famiglie problematiche, ecc.); formazione ed educazione dei giovani locali (scuole ed università); accoglienza dei pellegrini da tutto il mondo (Luoghi Santi); studio e diffusione dell’amore alla Parola di Dio (Centri biblici); studio e formazione teologica di religiosi da e per tutto il mondo (studi teologici)”. “Sono tanti i bisogni e le attività a cui siamo chiamati, il grido di chi attende la nostra attenzione – ha spiegato mons. Pizzaballa – ma tutto deve essere ricondotto a partire da un centro, un centro che ci unisce, unificante. La realtà della vita, la realtà del mondo è molto complessa. Non è semplice e non è facile rimanere in ascolto di quel grido. Nel piegarci sui libri, nell’inginocchiarci di fronte all’Eucaristia vi è la prima risposta, seria, solida, radicale al grido del mondo. Significa portare a Dio quel grido, ma anche ascoltarlo e rispondere secondo il progetto di Dio e non il nostro”.

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