Parlamento Ue: tre ore di dibattito sull’attacco della Turchia contro i curdi. Molte parole di denuncia, poche le proposte concrete

(Strasburgo) Tre ore di dibattito, oggi, sulle operazioni militari della Turchia nel nord-est della Siria; domani il voto per una risoluzione sullo stesso tema. Il Parlamento europeo riunito in plenaria a Strasburgo si occupa dell’attacco militare dell’esercito turco contro i curdi, denunciando l’operazione di forza voluta da Erdogan. Decine gli interventi in aula: “occorre una risposta durissima da parte dell’Ue”, “bisogna mettere fine ai negoziati di adesione con Ankara”, “avanti con le sanzioni”, “difendere curdi, cristiani e yaziti presenti nella regione”… Parole di condanna (che certamente non scalfiscono il coriaceo Erdogan), poche le proposte risolutive, se non l’insistenza sulle sanzioni economiche e commerciali e lo stop alla vendita di armi alla Turchia (spesso provenienti da eurodeputati di Paesi che vendono armi a Erdogan). Varie voci richiamano “il ruolo del popolo curdo contro l’Isis”, altre denunciano la “vergognosa ritirata degli Stati Uniti”, altre ancora si dicono preoccupate dell’influenza di Putin sulla Siria, altri – pochi però – definiscono Assad un dittatore al pari di Erdogan. Qualcuno si chiede: “dov’è finita la Nato”, di cui peraltro la Turchia è parte integrante.
Fra i deputati europei si insiste sul fatto che Erdogan “non può minacciare l’Europa con i tre milioni di migranti”, dopo aver ricevuto dall’Ue 6 miliardi per occuparsi degli stessi migranti (in realtà i fondi Ue non sono diretti al governo turco ma a ong e altre realtà che sul territorio si occupano dei rifugiati). C’è anche chi tra i nuovi eurodeputati – ovviamente a favore di telecamera – parla di “scimitarre scintillanti”, chi se la prende con “gli islamisti”, chi denuncia “nuovi tagliatori di teste”. Ma, appunto, le proposte di contrasto al feroce colpo di mano di Erdogan contro i turchi si limitano a qualche modesta proposta di sanzione.La risoluzione di domani potrebbe dire qualcosa di più sull’argomento.
Il dibattito in aula era stato introdotto da un intervento del commissario Ue Christos Stylianides, affermando che il conflitto in Siria “deve essere interrotto, ed è fondamentale che i civili siano protetti, che sia rispettato il diritto internazionale, e gli operatori umanitari possano portare conforto alle persone bisognose”. Il commissario ha ricordato lo “sforzo della Turchia che ha accolto milioni di profughi sul suo territorio” (frase questa più volte criticata dagli eurodeputati); ma l’intervento militare in Siria “ha ora aggravato una situazione già traumatica”. Stylianides ha condannato il fatto che la tregua sia stata violata. “Dobbiamo usare – ha dichiarato – il nostro potere per porre fine a questa tragedia umanitaria, trovando una soluzione politica sotto l’egida dell’Onu”.

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