Statue indigene rubate e buttate nel Tevere: Ruffini, “una bravata, un furto che si commenta anche da solo”

“Rubare qualcosa da un luogo e buttarlo è una bravata”. Così il prefetto del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede, Paolo Ruffini, ha commentato a caldo l’episodio delle statue indigene rubate e gettate nel Tevere. Alcune statue indigene esposte in occasione del Sinodo per l’Amazzonia sono state, infatti, rubate la notte scorsa dalla chiesa di Santa Maria in Traspontina, in Via della Conciliazione – dove per tutta la durata del Sinodo sono in corso alcuni eventi di “Amazzonia, casa comune” – e sono state lanciate nel Tevere. “Le statue indigene rubate rappresentano la vita, la fertilità, la madre terra”, ha commentato Ruffini durante il briefing di oggi sul Sinodo per l’Amazzonia. Interpellato dai giornalisti, il prefetto ha rivelato di aver appreso dell’episodio soltanto alcuni minuti prima dai social. L’azione di ieri notte, infatti, è stata filmata interamente con una telecamere e pubblicata su YouTube. Nei quattro minuti del video si vede un uomo entrare nella chiesa e sottrarre idoli Pachamama esposti in una delle navate. Successivamente si avvia verso Ponte Sant’Angelo da dove lancia in acqua le statue. Il video è senza commento né rivendicazioni di alcun tipo. “È un gesto che contraddice l’esperienza di dialogo che dal Sinodo dovrebbe arrivare a tutti”, ha proseguito Ruffini: “È stato un furto che si commenta anche da solo”.

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