Siria: Upp, presentato il Rapporto sulle violazioni del diritto umanitario internazionale durante operazioni militari turche

“Sessantadue civili morti, 300 quelli feriti, con il bilancio in continua crescita. Sono 250mila le persone che sono state sfollate a causa delle operazioni militari in corso. Sono approssimativamente 450mila le persone che vivono nei centri abitati vicini al confine turco-siriano e che si trovano in questo momento ad altissimo rischio. Sono 1.650mila le persone bisognose di assistenza sanitaria di primo soccorso. L’impatto sulla popolazione di questi nuovi attacchi è enorme e i civili iniziano a fuggire. Se l’offensiva non verrà fermata immediatamente, ci troveremo ad osservare una nuova crisi umanitaria di dimensioni imponderabili”. Sono solo alcuni dei numeri che emergono dal Rapporto dell’ong “Un ponte per” (Upp), intitolato “Civili sotto attacco. Violazioni del diritto umanitario internazionale durante operazioni militari turche e di altri gruppi armati nella Siria del Nord Est”, presentato questa mattina a Roma, presso la Camera dei deputati. Il Rapporto fornisce “dati consolidati ed informazioni approfondite e verificate sull’attuale emergenza umanitaria in corso nel Nord Est Siria” provocata dalla campagna militare turca “Fonte di Pace” avviata lo scorso 9 ottobre. Il Rapporto di Upp, illustrato da Luca Magno, operational Desk Siria di Upp, parla di “bombardamenti dell’aviazione militare turca e fuoco di artiglieria che hanno colpito in modo indiscriminato le città più prossime al confine turco-siriano: tra queste, anche Kobane, Qamishlo, Ras al Ain, Ain Issa, Jawadia, Tel Abiad, dove si registrano i danni peggiori. Grave ed in peggioramento anche la situazione ad Hassake, dove un attacco aereo ha colpito l’impianto di distribuzione dell’acqua, compromettendo l’approvvigionamento per circa 400mila persone. Dal 9 al 14 ottobre sono stati presi di mira dai turchi un convoglio civile, 11 morti e 74 feriti il bilancio, attaccate due ambulanze a Tell Abiad e il personale rapito e non si sa dove sia, colpito un ambulatorio mobile ad Asadiya e tre sanitari feriti”. Il Rapporto cita, inoltre, “l’esecuzione sommaria di nove civili tra cui Hevrin Khelelf, segretaria generale del Partito del futuro siriano, e la morte di due pastori nel loro campo a Berabita”. Non meno drammatici i numeri degli sfollati evacuati, 5mila quelli che erano ospitati a Mabrouka (Ras al Ain), 12mila quelli rimasti ad Ain Issa. In fuga migliaia di familiari di combattenti Isis. Segnalati attacchi a panifici, ponti, abitazioni civili, stazioni idriche, ospedali e scuole. “Già prima di questo attacco il 95% della popolazione civile aveva bisogno di supporto per accedere a servizi sanitari di base. Adesso la situazione precipita verso un disastro umanitario – ha dichiarato Magno -; per le organizzazioni internazionali non ci sono le condizioni di sicurezza per operare; e a livello locale mancano le risorse. In questi anni abbiamo contribuito a ricostruire il sistema sanitario locale: oggi tutto questo lavoro rischia di andare distrutto. Abbandonare quest’area e la popolazione curda, che avuto un ruolo fondamentale nel contenimento e nella sconfitta di Daesh, sarebbe gravissimo e rappresenterebbe un tradimento dei valori stessi per i quali tante vite sono state sacrificate. La popolazione arabo-siriana che ha trovato rifugio in Turchia non può essere utilizzata come merce di scambio in questo conflitto e non deve essere costretta a tornare in Siria, insediata forzatamente nella zona di sicurezza che Erdogan vuole creare al confine”.

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