Sinodo per l’Amazzonia: Ruffini, “non è detto che ci sia un’altra arca di Noè”. Costa:, “Sinodo non si può ridurre a piccoli aggiustamenti”

“Non è detto che ci sia un’arca di Noè, se non arriviamo ad una conversione ecologica”. Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede, ha usato questa metafora, tratta dall’aula, per illustrare alcuni temi del secondo ciclo di confronto nei Circoli minori, che continuerà fino a domani. Nel fine settimana i padri sinodali cominceranno a lavorare sulla stesura del documento finale. “La Chiesa non deve commettere peccati ecologici, di omissione”, ha detto Ruffini durante il briefing odierno sul Sinodo per l’Amazzonia, facendo il punto sul cammino sinodale, arrivato circa a metà percorso. “Negli interventi liberi – ha reso noto – è emersa una forte e sorprendente emergenza condivisa dall’assemblea sinodale e già risuonata nei Circoli minori: non fermarsi ai singoli temi, dividendo il processo sinodale che ha invece come fine quello di ritrovare una visione globale e unitaria. Concentrarsi solo su alcuni temi, è stato detto, rischia di far perdere lo sguardo d’insieme, tradendo lo sguardo stesso del Sinodo, sia riguardo all’Amazzonia che all’universalità della Chiesa. La strada non è nel disciplinare i conflitti, ma nella profezia, senza illudersi di avere una norma già pronta: non è il diritto canonico a risolvere i problemi, ma un nuovo slancio profetico”. Di un “salto qualitativo” al Sinodo ha parlato anche padre Giacomo Costa, segretario della Commissione per l’informazione, facendo presente che “il Sinodo è un cammino di discernimento, non si può ridurre a piccole soluzioni e aggiornamenti. Se rimaniamo intrappolati nei conflitti o nei dettagli, la realtà resta frammentata e perdiamo il senso dell’unità profonda della realtà che ci sta chiamando”.

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