Notizie Sir del giorno: Mese missionario e fidei domun, crocifisso a scuola, Hong Kong, Perù, voto ai sedicenni, Domenica della Parola, tortellini al pollo

Papa Francesco: “non viviamo una fede ‘da sacrestia’. Nessuno è escluso dalla missione”

“Per favore, non viviamo una fede ‘da sacrestia’”, l’esortazione di Papa Francesco nell’omelia dei Vespri presieduti questa sera nella basilica di San Pietro in occasione dell’inizio del Mese missionario straordinario. “Oggi entriamo nell’ottobre missionario accompagnati da tre ‘servi’ che hanno portato molto frutto”, afferma il Pontefice richiamando Santa Teresa di Gesù Bambino, “che fece della preghiera il combustibile dell’azione missionaria nel mondo”, San Francesco Saverio, “uno dei grandi missionari della Chiesa”, e la venerabile Pauline Jaricot, operaia che, “con le offerte che detraeva dal salario, fu agli inizi delle Pontificie Opere Missionarie”. Questo, osserva, “è anche il mese del Rosario”. Di qui una domanda e un monito: “Facciamo di ogni giorno un dono per superare la frattura tra Vangelo e vita? Per favore, non viviamo una fede ‘da sacrestia’”. La religiosa, il sacerdote e la laica appena richiamati “ci dicono che nessuno è escluso dalla missione della Chiesa”, assicura il Papa affermando che in questo mese il Signore chiama tutti: padri e madri di famiglia, giovani, lavoratori, disoccupati, malati. (clicca qui)
In un’intervista al Sir, don Alberto Brignoli – 52 anni bergamasco, sacerdote fidei donum a Cochabamba, in Bolivia, dal 1997 fino al 2006 – parla dei missionari fidei donum italiani. Sono 400 i sacerdoti inviati dalle diocesi italiane a fare una esperienza di missione ad gentes. Un numero in drastico calo rispetto ai picchi degli anni ’90, quando erano oltre 1.300. “Il calo è stato vertiginoso, dovuto principalmente al calo delle vocazioni”, ammette al Sir don Brignoli, per il quale l’istituto dei fidei donum è ancora attuale, anche se con “forme, modalità, tempi e scelte diverse”. “Mi auguro che non si perda mai lo spirito missionario – afferma – anche se le esigenze delle Chiese sorelle sono cambiate”. (clicca qui)

Crocifisso a scuola: mons. Russo (Cei), “non è un simbolo divisivo”

“Il Crocifisso nelle aule scolastiche non è un simbolo divisivo. Qui non si tratta di una questione confessionale, ma di civiltà e di appartenenza a una cultura intrisa di cristianesimo e anche di ciò che ne è scaturito in termini di accoglienza e di integrazione”. Lo afferma mons. Stefano Russo, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, a seguito delle dichiarazioni del ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, che ha proposto di togliere i crocifissi dalle scuole. “Non mi permetto di giudicare la fede degli altri. Ricordo che i simboli religiosi, nella loro funzione, rimandano sempre a qualcosa d’altro. È questo il loro significato”, aggiunge mons. Russo citando i due pronunciamenti del Consiglio di Stato, la sentenza della Corte Costituzionale e quella della Grand Chambre della Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo. In merito alla laicità, il segretario generale ricorda che sono proprio i pronunciamenti citati a darne “una lettura positiva e non ristrettiva”: in questo senso, “il Crocifisso nelle aule scolastiche ha una funzione simbolica, altamente educativa”. (clicca qui)

Hong Kong: durante le manifestazioni esplode la violenza. Ferito gravemente un ragazzo

Nonostante il divieto della polizia a qualsiasi manifestazione, le persone sono di nuovo scese per strada nel giorno in cui a Pechino la Repubblica Popolare Cinese celebra i 70 anni della sua fondazione. Metro e centri commerciali chiusi. I manifestanti antigovernativi miravano a offuscare le celebrazioni della Giornata Nazionale a Pechino e ci sono riusciti. Non sono mancate però
scene di guerra, con lacrimogeni, arresti, sparatorie, scontri, idranti sulla folla. Un ragazzo è stato colpito al petto dalla polizia. Ci sono video che riprendono chiaramente un poliziotto sparare a distanza ravvicinata al ragazzo. Il ferito, uno studente giovanissimo della 5ª superiore, è stato trasportato in ospedale e i famigliari sono andati a trovarlo con due avvocati. È stato operato al Prince Margaret Hospital. L’incidente è successo a Tsuen Wan. (clicca qui)

Perù: presidente scioglie Parlamento ma viene sospeso. Mons Cabrejos (Cep), “risposte concrete, mature e responsabili, no a vendette”

“La grave situazione che oggi caratterizza la politica peruviana ci deve portare a una profonda riflessione, dando risposte concrete, responsabili, ed evitando di cadere in vendette o in complicità dimostrando così maturità sociale e politica di fronte al Perù e alla comunità internazionale”. Inizia così la nota diffusa oggi dal presidente della Conferenza episcopale peruviana (Cep), mons. Miguel Cabrejos Vidarte, arcivescovo di Trujillo, di fronte alla grave crisi istituzionale che si è aperta nel Paese sudamericano. Nella concitata giornata di ieri il presidente della Repubblica ha infatti annunciato lo scioglimento del Parlamento, che è in gran parte in mano all’opposizione e si oppone da mesi ai provvedimenti anticorruzione di Vizcarra. A sua volta il Parlamento ha sospeso il presidente per un anno per “incapacità morale”, nominando come sua sostituta Mercedes Rosalba Aráoz, seconda vicepresidente del Paese, che ha affettivamente giurato di fronte ai deputati. La “goccia che ha fatto traboccare il vaso”, agli occhi di Vizcarra, è stato il rinnovo, da parte del Parlamento, di quasi tutti i giudici del Tribunale Costituzionale, chiamato a pronunciarsi su vari politici accusati di corruzione, tra cui la leader dell’opposizione a Vizcarra (ma maggioranza in Parlamento) Keiko Fujimori, figlia del dittatore Alberto.
Nella nota mons. Cabrejos scrive che, “nonostante questa crisi politica, crediamo che nel momento attuale ci sia un’opportunità unica per combattere il circuito della corruzione, grande e piccola, a tutti i livelli”. (clicca qui)

Voto ai sedicenni: Rosina, “vogliono far sentire la propria voce, serve un supporto di consapevolezza e responsabilità”

“C’è una voglia dei giovani di poter contare sul proprio futuro, di poter incidere sui cambiamenti del Paese, di far sentire la propria voce”. Così Alessandro Rosina, demografo dell’Università Cattolica e curatore del “Rapporto Giovani” dell’Istituto Toniolo, commenta in un’intervista al Sir la proposta di estendere anche ai sedicenni il diritto di voto rilanciata ieri da Enrico Letta. Secondo il demografo, “la proposta di abbassare il voto ai 16enni dev’essere accompagnata ad un potenziamento dell’educazione alla cittadinanza all’interno delle scuole, che aiuti ad interrogarsi su come sta cambiando il mondo, quale ruolo attivo possono avere le nuove generazioni, cosa voglia dire partecipare a processi decisionali collettivi, quale sia il valore del voto, come possono migliorare l’offerta e la domanda politica”. “Se non facciamo nulla, se non miglioriamo la loro consapevolezza e la loro responsabilità, non miglioriamo la loro partecipazione alla cittadinanza attiva e ci troveremo 18enni che arrivano al voto immaturi e che votano così come capita”, sostiene Rosina: “Se offriamo ai sedicenni, con la fiducia che gli si dà rispetto al fatto di mettersi in gioco con il voto, il potenziamento della capacità di leggere la realtà e decodificarla in termini di cittadinanza attiva, quando arriveranno a 18 anni saranno più maturi degli attuali 18enni. E questo è già un buon risultato”. (clicca qui)

Domenica della Parola: p. Ronchi (teologo), “l’umiltà di Dio che bussa al cuore dell’uomo”

“Gesù è un vero specialista: le parabole sono la punta più rifinita e più geniale del suo linguaggio”. Inoltre “era un uomo molto felice; lo si capisce dalla ricchezza della sua immaginazione”. Lo dice in un’intervista al Sir padre Ermes Ronchi, dell’Ordine dei Servi di Maria, scelto nel 2016 dal Papa per guidare gli Esercizi spirituali di Quaresima per il Pontefice e per la Curia romana, commentando l’istituzione, ieri da parte di Francesco, della Domenica della Parola di Dio che sarà celebrata la III domenica del Tempo ordinario per riscoprire il valore e la centralità delle Sacre Scritture. La prima si svolgerà dunque il 26 gennaio 2020. Per il teologo, la Bibbia “esprime l’umiltà di Dio che bussa al cuore dell’uomo con una parola semplice, disarmata” ed è “storia di Dio con l’uomo; è dialogo tra cielo e terra; è richiamo a guardare nell’intimo ma anche ad uscire da sé verso i poveri che sono voce e carne di Dio; sono i profeti di oggi che gridano davanti al Signore e Lui in loro si identifica”. Ascoltarla è ascoltare Gesù. La data prescelta per la Domenica della Parola, la terza domenica del tempo ordinario, a ridosso della Giornata del dialogo con gli ebrei e della Settimana di preghiera per l’ unità dei cristiani “assume grande valenza ecumenica e interreligiosa”, conclude. (clicca qui)

Tortellini al pollo: Bologna, l’arcivescovo Zuppi “all’oscuro” dell’iniziativa. Ma la diocesi precisa, “normale regola di accoglienza”

“L’arcivescovo Matteo Zuppi ha appreso la notizia del tortellino con carne di pollo solo questa mattina e dai media”. Lo ha scritto l’arcidiocesi di Bologna in un comunicato. Mons. Zuppi “era all’oscuro dell’iniziativa annunciata ieri in conferenza stampa dal Comitato cittadino per le manifestazioni petroniane”, si legge nel testo: “È sorprendente che una fake news sia utilizzata per confondere bolognesi e italiani e tanto più che una normale regola di accoglienza e di riguardo verso gli invitati sia interpretata come offesa alla tradizione”. Il motivo, infatti, è “che tutti possano partecipare alla festa, anche chi ha problemi o altre abitudini alimentari o motivi religiosi”, tanto che il Comitato “ha previsto che accanto ai quintali di tortellini conformi alla ricetta depositata, siano preparati anche pochi chilogrammi senza maiale per chi non può mangiarne per diversi motivi”. Quindi “alcune polemiche e strumentalizzazioni non sono accettabili neanche in campagna elettorale”. Con la festa di san Petronio “continueremo a vivere la tradizione della nostra città e della nostra Chiesa – conclude la nota –. Nella città in cui il cardinal Farnese nel 1661 emise il bando contro la contraffazione della mortadella con tanto di pene pecuniarie e corporali per i trasgressori, il prossimo cardinale Zuppi non poteva certo cambiare la tradizione”. (clicca qui)

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