Gmg Panama: mons. Uloa a Vatican News, “stiamo aprendo le porte delle nostre case”

La Gmg di Panama sarà un’occasione di rinnovamento della fede per tutto il Centro America. Ne è convinto l’arcivescovo di Panama, José Domingo Ulloa Mendieta, che ieri assieme alla delegazione per la Gmg della Chiesa e dello Stato panamense, ha incontrato i vertici del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede e ha donato al prefetto, Paolo Ruffini, la croce della Gmg. “Noi panamensi ci stiamo preparando su due grandi realtà”, spiega Ulloa a Vatican News, a proposito del modo in cui la gente di Panama, e soprattutto i giovani, stanno aspettando Francesco: “Innanzitutto stiamo aprendo le porte delle nostre case affinché le nostre famiglie possano vivere l’esperienza di scoprire in ogni pellegrino che arriva lo stesso Gesù. Stiamo preparando inoltre tutta l’infrastruttura per accogliere le migliaia e migliaia di pellegrini che verranno da più di 190 Paesi dei 5 continenti”. La “grande aspettativa” dei giovani – prosegue l’arcivescovo, che è presidente del Comitato organizzatore della Gmg 2019 – “è che si arricchiscano spiritualmente e al tempo stesso arricchiscano i fratelli che verranno. Ciò che viviamo in questa gioiosa attesa è il poter condividere davvero gli stessi ideali, lo stesso sogno, e vedere che è possibile continuare a sognare un mondo e una Chiesa nuova! Stiamo mettendo una grande enfasi su dei punti di unità tra noi e i giovani e abbiamo individuato tre pilastri: il poter scoprire l’importanza di preservare e prenderci cura della Casa Comune, la presenza di Maria nella nostra vita e il discernimento per capire ciò che Dio chiede ad ognuno di noi”. Cosa può dare la Gmg di Panama, la Chiesa del Centro America ai giovani? “Quello che può dare la Chiesa di Panama e del Centro America ai pellegrini è semplicità, gioia, fiducia”, risponde Ulloa: “Possiamo anche testimoniare ai giovani che vengono da diversi continenti qual è stato il cammino della nostra Chiesa centroamericana. Una Chiesa che ha sperimentato anche la sofferenza e il martirio e che come esponente massimo ha mons. Óscar Arnulfo Romero, che non appartiene solo al Salvador o al Centro America, ma è un esempio per tutta la Chiesa universale”.

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