Diocesi: mons. Pavanello (Adria-Rovigo) su morte don Gianantonio Allegri, “sempre in ricerca di vita evangelica”

“Ho avuto modo di conoscere don Gianantonio Allegri quando sono entrato in Seminario nel lontano 1976. Abbiamo condiviso tutto il percorso teologico e poi, da preti, siamo stati assieme tre anni come cappellani a San Clemente in Valdagno. E’ nata una forte amicizia che abbiamo sempre coltivato, anche quando i percorsi personali ci hanno portato a vivere fisicamente lontani. Il giorno della mia ordinazione episcopale ho voluto che don Gianantonio fosse uno dei due presbiteri che mi hanno accompagnato all’altare”. Così mons. Pierantonio Pavanello, vescovo di Adria-Rovigo, vicentino d’origine, ricorda don Gianantonio Allegri, il sacerdote vicentino scomparso la scorsa settimana. Nato a Schio (Vicenza) nel 1957, don Gianantonio fu uno dei tre religiosi rapiti in Camerun nel 2014 dai guerriglieri di Boko Haram e rilasciati dopo 52 giorni di prigionia. “Fin da ragazzo – ricorda il vescovo – don Gianantonio manifestava il desiderio di vivere la radicalità evangelica. Il suo stile di vita è sempre stato improntato all’essenzialità e alla sobrietà. La sua ricerca di una vita evangelica è sempre stata molto discreta e aliena da protagonismi. Già ai tempi del Seminario manifestava la disponibilità ad un servizio missionario ‘ad gentes’: ricordo il suo interesse per la Cina e il desiderio di poter andare missionario in quel grande paese una volta che si fossero riaperte le porte ai missionari cattolici. Il campo della missione di don Gianantonio però fu un altro: il Camerun”.

Gli anni trascorsi in Camerun “lo segnarono profondamente e lo portarono ad approfondire una spiritualità dell’incarnazione, che approdò poi nella partecipazione al movimento di spiritualità sacerdotale Iesus Charitas, legato alla famiglia di Charles De Foucauld”. Conclude mons. Pavanello: “Mi ha sempre colpito la sua generosità ad inserirsi nelle comunità che gli sono state affidate senza far pesare le sue esperienze, ma facendosi compagno di strada delle persone e dei gruppi che incontrava. Aperto alla ricerca di nuove vie pastorali, ma mai polemico. Serio e rigoroso nell’affrontare le varie questioni che l’azione pastorale propone. In fondo a lui interessava vivere il Vangelo, prima e solo il Vangelo: alla fine è questo quello che conta per ogni prete e per ogni cristiano”.

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