Trattativa Stato-mafia: Di Matteo (procuratore nazionale) a Tv2000, “sospetti Borsellino annotati su agenda rossa fatta sparire da uomini Stato”

“Borsellino probabilmente aveva, se non saputo, cominciato ad intuire qualcosa sull’esistenza della trattativa. È assolutamente plausibile che qualcuno avesse da temere che Borsellino avesse annotato quei suoi sospetti nell’agenda rossa che portava sempre con sé”. Lo ha detto il sostituto procuratore nazionale antimafia Nino Di Matteo, storico magistrato del pool che ha istruito il processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, in un’intervista realizzata da Paolo Borrometi per il Tg2000, il telegiornale di Tv2000, presentando il suo libro ‘Il patto sporco’ scritto con il giornalista Saverio Lodato.

“È molto importante – ha sottolineato Di Matteo – quello che è stato scritto a proposito dell’effetto che la trattativa può avere giocato sull’accelerazione improvvisa dell’intenzione di uccidere il dottor Borsellino. È assolutamente plausibile, questo lo aggiungo io ma lo aggiungo sulla base di elementi di fatto e processuali di particolare consistenza, che l’agenda rossa sia stata fatta sparire proprio per evitare che quei sospetti, potessero dopo l’uccisione di Paolo Borsellino, trovare una conferma documentale in quell’agenda”.
“E certamente – ha proseguito Di Matteo – penso che lo possiamo affermare secondo un criterio di buon senso e logica ed esperienze di chi da molti anni si occupa di processi di mafia, l’agenda rossa non può essere stata fatta sparire dai mafiosi che hanno partecipato alla strage ma con ogni probabilità da uomini di uno Stato deviato che già in quel momento hanno voluto nascondere elementi importanti per la ricostruzione del movente dell’uccisione del giudice e degli agenti della scorta”.

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