Pedofilia: Il Regno, “vicende usate anche per strumentalizzazione interna”

“La pedofilia, gli abusi e le violenze sessuali praticati da ecclesiastici su giovani e giovanissimi sono progressivamente diventati un fatto dirompente per la Chiesa. All’interno e all’esterno. A tal punto da mettere in questione la credibilità dell’istituzione e la sua stessa autorità. La percezione del male è come cresciuta con la sua notizia, la sua evidenza con la sua consapevolezza”. È quanto si legge nell’editoriale del quindicinale dei dehoniani “Il Regno”, che segnala come queste vicende abbiano esposto l’istituzione ecclesiastica “non solo a una (comprensibile) messa in discussione esterna, ma anche a una strumentalizzazione interna, ora mossa da interessi del tutto meschini, ora da disegni più raffinati ma che mirano a ridefinire equilibri di potere e mettere in questione il Papa stesso”. La strategia auspicata è quella che vede “la Chiesa affrontare la pedofilia in sé, per sé e per tutti”. Il Regno riconosce che “l’istituzione ecclesiastica ha cominciato a occuparsene nel corso degli ultimi tre pontificati”, ma “è mancata sin qui una strategia generale, che tenesse assieme visione ecclesiale, riordino canonistico, denuncia di responsabilità, provvedimenti legali”. “Gli eventi hanno dimostrato che più per l’incapacità di riconoscere il livello generale del problema che per l’umana debolezza o depravazione di singoli si sono ripetuti, nel tempo, i fallimenti nella protezione dei minori e nel trattamento delle denunce”. Tra i suggerimenti indicati per contrastare la pedofilia, viene auspicata la trasformazione dei seminari, con la compresenza di figure maschili e femminili nella formazione dei futuri sacerdoti, ma anche “chiarire a chi deve rispondere il vescovo, facendo comprendere che la distinzione tra presunzione d’innocenza e protezione dei minori non può portare all’insabbiamento”.

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