Laici: Lagos (Catholic Voices Cile), presenti in 17 Paesi con 500 “voceros”. Messaggio sia “positivo, rilevante, chiaro”

“Siamo una Chiesa ferita e da questo dolore dovrebbe sorgere un profondo rinnovamento, una svolta per guardare Cristo”. Una “Chiesa ferita, ma viva”, dice Maria Paz Lagos, direttrice di Catholic Voices Cile, nel suo intervento, questo pomeriggio, all’incontro internazionale “Promozione e formazione dei fedeli laici. Buone pratiche” in corso a Roma fino a domani. Lagos, madre di un ragazzo di 20 anni “cresciuto in una scuola di legionari ascoltando la doppia vita di Marcial Maciel” e che oggi all’università avverte la gravità della crisi degli abusi del clero nella Chiesa cilena come nel mondo”, osserva che per lui, come per molti altri, l’esperienza di Chiesa è fuori dalla parrocchia, è la testimonianza “di persone vicine che provano con la propria vita che Dio esiste”. Di qui l’interrogativo: “Chi saranno i referenti spirituali delle nuove generazioni? Come trasmettere i valori oggi?”. Nasce così nel 2010 “Catholic voices” su iniziativa di Jack Valero, vicino alla spiritualità dell’Opus Dei, e di Austen Ivereigh, vicino alla spiritualità gesuita, “per farsi carico del vuoto legato alla mancanza di spazio nei media per la Chiesa” nella convinzione che i media siano “un’opportunità per l’evangelizzazione”. Nato in Gran Bretagna, il network è oggi presente in 17 Paesi del mondo con 500 “voceros”. Quattro i passaggi del metodo: “comprendere bene le critiche contro la Chiesa, trovare l’intenzione positiva dietro le critiche, essere d’accordo con questa intenzione (pace, amore, libertà), iniziare a parlare da ciò che mi unisce con l’altro”. “Se parliamo della Buona novella – conclude – il nostro messaggio deve essere positivo, rilevante, chiaro”.

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