Laici: Italia, tre “soggetti” per formare coscienze mature, promuovere comunione ecclesiale, lavorare per bene comune

Sono principalmente tre i “soggetti” delle “buone pratiche” di formazione dei laici messe in atto dalla Chiesa italiana dopo il Concilio: gli Uffici nazionali della Conferenza episcopale italiana; le diocesi e le aggregazioni laicali. Lo rileva il report presentato questa mattina dalla delegazione della Chiesa italiana alla seconda giornata dell’incontro internazionale “Promozione e formazione dei fedeli laici. Buone pratiche” promosso a Roma dal Dicastero per i laici, la famiglia e la vita (26 – 28 settembre). Tracciando un’ampia panoramica, il documento ripercorre l’impegno e le attività svolte dai diversi uffici Cei con riferimento in particolare a famiglia, pastorale sociale e lavoro, ambiente, comunicazioni sociali, e l’impegno della Caritas italiana. Nelle diocesi vengono invece evidenziati gli Istituti superiori di scienze religiose, il “progetto secondo annuncio”, e la “scuola della Parola”. Quanto alle Chiese locali, ampio spazio viene dato all’esperienza di formazione pastorale nelle Chiese di Puglia. Infine, per quanto riguarda le aggregazioni laicali, il report delinea il quadro delle principali associazioni: dall’Azione cattolica all’Uciim, dai Focolari al Meic o al Cif. Denominatore comune la formazione di coscienze mature, la promozione della comunione ecclesiale, la condivisione dei valori cristiani e umani più profondi per il raggiungimento del bene comune in ogni ambito umano.

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