Laici: Cuba, vuoto generazionale. Occorre formarli a “vivere nella verità e pensare con la propria testa”

A Cuba i laici sperimentano un vuoto generazionale. “Dalla metà degli anni ’90 hanno iniziato ad avvicinarsi alla vita della comunità persone che avevano ricevuto il battesimo nella loro infanzia o che non erano ancora battezzate, generando una nuova vitalità e disponibilità ad assumere servizi o ministeri intracomunitari”. E’ quanto emerge dal report presentato oggi – seconda giornata dell’incontro internazionale “Promozione e formazione dei fedeli laici. Buone pratiche” promosso a Roma dal Dicastero per i laici, la famiglia e la vita (26 – 28 settembre) – dalla Commissione nazionale dei laici della Chiesa di Cuba. Oggi i centri di formazione diocesani (con caratteristiche diverse secondo ciascuna delle 11 diocesi) sono chiamati ad accogliere coloro che, nelle rispettive comunità, concludono il processo di iniziazione e dopo aver ricevuto il sacramento della Confermazione diventano consapevoli della propria vocazione di laici all’interno della famiglia, della società e della Chiesa. Tre gli elementi da tenere in conto: “vivere nella verità, avere senso dell’ordine e poter pensare con la propria testa”. Di qui l’importanza della pastorale giovanile di accompagnamento (periodo pre-universitario: 15-18 anni e universitario: fino a 23 anni e prima fase lavorativa) che implica la necessità di catechisti-consulenti e di animatori leader negli stessi gruppi parrocchiali. Tra le buone pratiche di formazione degli ultimi anni rientrano incontri interdiocesani di laici, laboratori formativi triennali, settimane sociali, corsi estivi. I laici partecipano ai consigli parrocchiali. L’ultimo incontro nazionale si è tenuto nel 2016.

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