Laici: Calleja Rovira (Univ. Navarra), “l’evangelizzazione sappia parlare il linguaggio di ogni professione”

La posizione che ognuno di noi riveste nel mondo non è accidentale perché qualifica la nostra condizione laicale. Non esiste un’idea astratta o disincarnata di laico: “esiste l’avvocato, l’operaio, il professore”. Questa la premessa di Ricardo Calleja Rovira, docente di etica d’impresa nella Iese Business School (Università di Navarra), intervenuto questo pomeriggio alla seconda giornata dell’incontro internazionale “Promozione e formazione dei fedeli laici. Buone pratiche” che si conclude domani per iniziativa del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita. Nella sua riflessione sulla formazione dei fedeli laici nella società di oggi, il docente sostiene la necessità di “adattarsi alla mentalità professionale” e questo, avverte, “non va visto come un ostacolo” perché l’evangelizzazione ha successo “se parla il linguaggio della mentalità di ogni professione”. Per quanto riguarda la formazione degli imprenditori cristiani, al centro deve naturalmente esserci “l’annuncio che porta all’incontro con la persona di Cristo”, ma “questo incontro non va suscitato a margine della vita professionale, bensì va incarnato al suo interno”. Di qui il suggerimento di costituire “gruppi più o meno omogenei dal punto di vista professionale e sociale” e l’invito a “riflettere sul significato umano e cristiano del lavoro in quanto tale” scoprendone “il senso intrinseco di servizio” da articolare “con le altre sfere della vita in cui un cristiano vive il suo impegno”. “Ho visto in molte grandi città – prosegue – l’effetto positivo di celebrare Messe in orari compatibili con quelli d’ufficio”. Occorre insomma “inculturare” il messaggio evangelico nelle professioni: “Ci facciamo santi lì dove lavoriamo e viviamo”.

 

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