Colombia: rapporto pastorale sociale-Caritas, negli ultimi anni 343 uccisioni di leader sociali. Gruppi armati “si contendono il controllo de territorio” e aumenta la produzione di coca

Sono 123 in Colombia le uccisioni di leader sociali e difensori di diritti umani dall’inizio del 2018, e 343 nell’ultimo periodo, a partire dagli accordi di pace con le Farc. Lo rivela, citando fondi di vari istituti, il documento “Analisi della congiuntura nazionale”, elaborato dal Segretariato di Pastorale sociale – Caritas della Chiesa colombiana, attraverso il proprio Osservatorio, pubblicato ieri sul sito della Conferenza episcopale colombiana. I dipartimenti maggiormente interessanti sono il Cauca, a sud, l’Antioquia, al nord. Secondo il rapporto “le cause di rischio sono identificate nei processi di restituzione delle terre, nell’appoggio all’implementazione degli accordi con le Farc in riferimento alla sostituzione di coltivazioni illecite, nell’opposizione verso industrie estrattive, nella lotta per la protezione per l’ambiente”, nell’azione di “leader etnici e indigeni” a livello comunale. Nella maggioranza dei casi, tali uccisioni sono commesse da Bacrim e paramilitari. Pochi invece i casi legati alla presenza dell’Eln e della dissidenza Farc. Più in generale, il rapporto fa notare che “vari gruppi armati illegali, gruppi criminali, successori di gruppi paramilitari, l’Eln, la dissidenza Farc si affrontano contendendosi il controllo territoriale delle aree prima dominate dalle Farc, il controllo del narcotraffico e altre economie illegali”. Oltre alle uccisioni, si continua ad assistere al fenomeno del desplaziamento, la popolazione civile è forzata ad abbandonare le proprie abitazioni. Un fenomeno che negli ultimi mesi ha coinvolto, ad esempio, nella provincia del Catatumbo (nel Norte de Santander) circa 10mila persone, a causa degli scontri tra l’Eln e ciò che rimane della guerriglia dell’Epl. Il rapporto dà spazio anche al tema della produzione di coca, aumentata dell’11% nel 2017. Il rapporto documenta, regione per regione, il rapporto tra aumento di coltivazioni e controllo del territorio dei vari gruppi criminali. Drammatica, in particolare, la situazione lungo la costa del Pacifico. Il rapporto dedica poi spazio al continuo arrivo di migranti venezuelani, ipotizzando che essi siano ormai arrivati a superare il milione e 200mila persone, e alla situazione dell’Amazzonia, un territorio che occupa circa metà del Paese, nel quale le popolazioni sono spesso private di diritti fondamentali, faticano a organizzarsi come società civile e subiscono gli interessi di grandi gruppi economici e minerari.

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