Papa Francesco: a incontro su crisi in Iraq e Siria, a rischio la “presenza cristiana”

“Esiste il rischio che la presenza cristiana sia cancellata proprio nella terra da cui si è propagata nel mondo la luce del Vangelo”. A lanciare, ancora una volta, il grido d’allarme è stato il Papa, che ha ricevuto oggi in udienza, nella Sala del Concistoro, i partecipanti al sesto incontro di coordinamento sulla risposta della Chiesa alla crisi in Iraq, in Siria e nei Paesi vicini, che quest’anno coinvolge anche la Sezione Migranti e Rifugiati. “In collaborazione con le Chiese sorelle, la Santa Sede lavora assiduamente per garantire un futuro a queste comunità cristiane”, ha ricordato Francesco, sottolineando che “da troppi anni i conflitti insanguinano quella regione e la situazione delle popolazioni in Siria e in Iraq e nei Paesi vicini continua a destare grande preoccupazione”. “Ogni giorno, nella preghiera, porto davanti al Signore le sofferenze e le necessità delle Chiese e dei popoli di quelle amate terre, come pure di coloro che si prodigano per dare loro aiuto”, ha rivelato il Papa, definendo la terza indagine sull’aiuto umanitario delle entità ecclesiali “un importante contributo per meglio comprendere le necessità e meglio coordinare gli aiuti in favore di queste popolazioni”. “La Chiesa intera guarda a questi nostri fratelli e sorelle nella fede e li incoraggia con la vicinanza nella preghiera e la carità concreta a non rassegnarsi alle tenebre della violenza e a tenere accesa la lampada della speranza”, ha proseguito Francesco, secondo il quale “la testimonianza d’amore con cui la Chiesa ascolta e risponde al grido di aiuto di tutti, a partire dai più deboli e poveri, è un luminoso segno per il presente e un seme di speranza che germoglierà nel futuro”. Poi la citazione della “Preghiera semplice” di San Francesco: “Dov’è odio, fa’ che io porti l’amore. Dov’è disperazione, che io porti la speranza. Dov’è tristezza, che io porti la gioia”. Tra le molte “lodevoli iniziative” promosse dai presenti, il Papa ha citato “il grande lavoro per sostenere il rientro delle comunità cristiane nella piana di Ninive, in Iraq, e le cure sanitarie assicurate a tanti malati poveri in Siria, in particolare attraverso il progetto Ospedali Aperti”.

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