Ilva: referendum lavoratori. Mons. Santoro (Taranto), “una svolta”

La definisce “una svolta” mons. Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto, l’intesa dello scorso 6 settembre tra sigle sindacali e nuova proprietà di Ilva, sancita ieri sera dai risultati dei referendum nei vari stabilimenti del gruppo. Quasi il 93% degli operai ha scelto per il sì all’accordo. “I problemi ambientali e del lavoro nella nostra città sembrano essere ad una svolta, dopo un periodo di indecisione e temporeggiamento. Io continuo a manifestare la mia vicinanza ai lavoratori e alle loro famiglie perché ci sia dignità e sicurezza sul lavoro, difesa della salute e dell’occupazione, senza licenziamenti e mantenendo i diritti acquisiti sia per dipendenti diretti come per quelli dell’indotto. Continua, però, a preoccuparmi una crisi lavorativa senza precedenti. Molti giovani di Taranto sono costretti ad emigrare e così perdiamo un grande capitale umano , sociale ed economico”. L’analisi lucida della realtà, però, non deve mai cedere il passo alla rassegnazione, secondo Santoro: “Questo accordo è un punto di partenza importante. Ora è fondamentale non commettere gli stessi errori che sono stati fatti in passato, ai tempi della proprietà dei Riva, prima della gestione commissariale. Nel 2013, in un convegno nazionale promosso a Taranto dall’arcidiocesi, abbiamo sostenuto la necessità di profonde innovazioni tecnologiche che rendessero possibile, come accade in altri Paesi, una produzione compatibile con la difesa della salute e dell’ambiente. Questi punti sono stati sottoscritti ed approvati. Questo è un fatto positivo. Ora tutti dobbiamo sentirci in dovere di vigilare per un’economia che metta al centro non la massimizzazione del profitto, ma la persona, la vita, la cura della casa comune e la dignità del lavoro”.

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