#PerMilleStrade: don Barbieri (Toscana), a servizio del prossimo e segno per gli adulti

Tra i malati al Cottolengo, tra i poveri nelle mense della Caritas, con gli anziani nelle case di riposo, tra i detenuti del carcere minorile, con i migranti accolti da una famiglia, in mezzo ai senza tetto e alle prostitute. “A Firenze, è stata un’esperienza di servizio e di contatto con le marginalità: i ragazzi pensavano di insegnare o dimostrare qualcosa, si sono sentiti degli allievi”, racconta don Renato Barbieri, incaricato della pastorale giovanile della Toscana, evidenziando che da queste attività “sono stati arricchiti, così come dal vedere alcune stanze della scuola di Barbiana e dall’ascoltare la testimonianza di un ex alunno di don Milani, dal conoscere la storia di santi e testimoni della Chiesa fiorentina, tra cui santa Maria Maddalena de’ Pazzi, grande mistica del ‘600, i Sette Santi Fondatori, il sindaco Giorgio La Pira, il cardinale Dalla Costa che creò una rete per salvare gli ebrei, la giovane suora Teresa Manetti detta ‘la Bettina’, don Giulio Facibeni che fondò l’Opera della Divina Provvidenza Madonnina del Grappa a favore degli orfani”.
“Gli occhi dei giovani sono luminosi, tutti hanno dimostrato determinazione e motivazione”, confida don Barbieri, sottolineando allo stesso tempo che quella dei cammini è stata anche “un’esperienza in cui ciascuno ha sperimentato la debolezza, una parte di se stessi che spesso viene mascherata ma che rende belli”. Nel loro passaggio, infine, i ragazzi hanno suscitato emozione e commozione: “Il pellegrino è un segno per gli altri. Tutti sentono la nostalgia del camminare e vedere i giovani a piedi ha smosso qualcosa nell’animo di chi li ha incontrati. Un signore – conclude don Barbieri – passava in auto, si è fermato, ha chiesto cosa stessero facendo e chi fossero. Alla risposta dei ragazzi, è scoppiato a piangere”.

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