Stragi nel Mediterraneo: don Ciotti (Libera), “le migrazioni sono in gran parte deportazioni indotte”

“Occorre prendere la parola quando i poveri muoiono mentre l’Europa gioca a scaricabarile sull’immigrazione, quella stessa Europa che però ha anche diverse colpe: le migrazioni sono in gran parte deportazioni indotte”. Lo dice al Sir don Luigi Ciotti, fondatore e presidente nazionale di Libera e del Gruppo Abele, che ha chiesto di indossare oggi (7 luglio), vigilia del quinto anniversario della visita del Papa a Lampedusa (8 luglio 2013), una maglietta rossa, lo stesso colore delle magliette dei bambini che muoiono nel Mediterraneo. “Nessuno abbandona terra, casa, affetti se non è costretto da guerre, povertà o disastri ambientali – spiega il sacerdote -. Di molti di questi conflitti e disastri siamo noi i responsabili”. Di qui l’invito a “fermarci, analizzare, denunciare”. “Nel nostro Paese la gente vive condizioni di difficoltà che la portano a vedere l’altro come un nemico – ricorda il sacerdote -. Ma questo non ci autorizza a chiudere le porte a chi bussa per entrare”. Il presidente di Libera sottolinea come “in Italia c’è bisogno di giustizia sociale, di interventi concreti, ma non dobbiamo dimenticare la storia di molti dei nostri nonni e bisnonni migranti per il mondo”. Quindi, “in questo momento dobbiamo alzare la voce perché viene calpestata la libertà e la dignità di molte persone”. A partire da una considerazione: “L’immigrazione non è un reato perché non può essere un reato la speranza di chi cerca una vita migliore. Non si può giocare sulla pelle della gente, né la gente di casa nostra né chi viene a cercare dignità, lavoro, pace. A problemi globali si risponde con soluzioni globali”.

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