Stragi nel Mediterraneo: don Ciotti (Libera), “essere spina nel fianco delle istituzioni”

“Il primo passo è la commozione, il secondo l’indignazione, il terzo il disgusto che fa alzare la voce e intraprendere l’azione” e “oggi più che mai c’è bisogno di alzare la voce”. Così al Sir don Luigi Ciotti, fondatore e presidente nazionale di Libera e del Gruppo Abele, sull’iniziativa che ha lanciato domenica scorsa chiedendo d’indossare oggi (7 luglio), vigilia del quinto anniversario della visita del Papa a Lampedusa (8 luglio 2013) una maglietta rossa, lo stesso colore delle magliette dei bambini che muoiono nel Mediterraneo. “Molte mamme vestono i bambini di rosso per la traversata perché in caso di naufragio siano più visibili ai soccorritori”, spiega don Ciotti, ricordando che “di rosso era vestito Aylan e i tre bambini annegati l’altro giorno davanti alle coste libiche”. “Ma non basta commuoversi: le emozioni devono trasformarsi in sentimenti profondi e suscitare senso di responsabilità per collaborare con le istituzioni o essere una spina nel fianco, se non fanno quello che devono fare, pretendendo ciò che è giusto e dovuto”. Presentando il significato dell’iniziativa, don Ciotti spiega che “indossare la maglietta rossa vuol dire mettersi nei panni di tanti migranti: un appello a fermarci, a smettere di guardarci nello specchio dei nostri problemi per chiederci: che cosa abbiamo fatto della nostra umanità?”. “C’è un deficit di umanità e la via per colmarlo è fatta di relazioni e conoscenza – aggiunge -. C’è inoltre una paura sulla quale dobbiamo interrogarci: la paura del diverso, dello straniero, una tra le più pericolose perché può generare ciò che stiamo toccando con mano in questi giorni: ostilità, aggressività, addirittura, odio. Ma le radici dell’odio risiedono nell’ignoranza: occorre riconoscersi e riconoscere l’altro”.

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