Notizie Sir del giorno: Bassetti su migrazioni, vertice Nato, denatalità, demografia in Ue, pace Eritrea-Etiopia, relazione Agcom, vescovi Nicaragua

Migranti: card. Bassetti, “se c’è una nave che sta nel mare non si può chiudere i porti”

(da Firenze) “Non entro nelle questioni del governo, dico quello che è il pensiero della Chiesa. Il pensiero della Chiesa è la parabola del buon Samaritano, è Gesù che si prende cura. La logica del cristianesimo è prendersi cura. Accogliere, accompagnare, integrare come dice il Papa. Se c’è una nave che sta nel mare non si può chiudere i porti, non si può rischiare di far morire o creare disagi a delle persone”. Così il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, ha risposto, stamani, a chi gli chiedeva di commentare le politiche italiane sull’immigrazione. Bassetti ha parlato a Firenze, dove il presidente dei vescovi italiani è tornato per partecipare ai festeggiamenti per i mille anni dell’abbazia di San Miniato al Monte, nel giorno in cui la Chiesa celebra san Benedetto da Norcia, patrono d’Europa. “Il problema – ha aggiunto – non riguarda solo l’Italia, riguarda l’Europa ma riguarda il mondo intero, riguarda come è impostata una certa politica che non favorisce i popoli più poveri”. “C’è questo problema a livello mondiale di movimento, di migrazione, e quindi il problema va visto globalmente: non basta nemmeno l’Europa, ma forse sono un po’ le logiche mondiali che devono cambiare in questo senso”. (clicca qui)

Vertice Nato: Stoltenberg, fare di più per la “credibilità e la nostra sicurezza in un mondo sempre più imprevedibile”

Lungo l’elenco di decisioni raggiunte, nonostante “le discussioni e i disaccordi”, oggi al summit dei capi di Stato e di governo della Nato e che il segretario generale Jens Stoltenberg ha presentato in conferenza stampa dopo la sessione pomeridiana dei lavori. La prima decisione riguarda la “prontezza”: le forze Nato entro il 2020 saranno in grado di “essere pronte all’uso in 30 giorni o meno”; deciso anche un significativo “aggiornamento” del comando Nato che sarà potenziato con più di 1.200 nuove figure e la costituzione di due nuovi centri per il comando a Norfolk, Virginia, e a Ulm, Germania, per la logistica. Oggi è stata definita anche una nuova squadra Nato per la cyber-difesa, la contro-propaganda e la sicurezza energetica. Ci sarà un nuovo centro operativo per la cyber-sicurezza. Per “difendere le vittorie sull’Isis” in Medio Oriente e impedire ogni ricaduta, come “richiesto dal governo iracheno, oggi è stata lanciata la nuova missione di formazione in Iraq”, che sarà guidata dal Canada, e la costituzione di scuole e accademie militari per le forze militari irachene. E infine la “buona notizia”, ha annunciato Stoltenberg: dopo che “per un quarto di secolo i Paesi Nato hanno tagliato miliardi alle spese per la difesa, ora li aggiungono”. Quest’anno sono “8 le nazioni che hanno deciso di convogliare almeno il 2% del Pil per la difesa e la maggioranza lo farà entro il 2020”. Abbiamo bisogno di fare di più per la “credibilità e la nostra sicurezza in un mondo sempre più imprevedibile”. Stoltenberg ha anche annunciato che si è deciso di “invitare il governo di Skopje a una sessione di negoziati”. La Macedonia del Nord sarebbe il 30° membro della Nato. “Le decisioni prese oggi mostrano che l’Europa e l’America settentrionale lavorano insieme”, ha concluso il Segretario generale. (clicca qui)

Denatalità: Istat per Italia Longeva, “nel 2050 due milioni e mezzo di persone in meno, in crescita gli over 65”

Nel 2050 in Italia ci saranno due milioni e mezzo di persone in meno, mentre gli over65, oggi un quarto della popolazione, diventeranno più di un terzo, vale a dire 20 milioni di persone, di cui oltre 4 milioni avranno più di 85 anni. Lo segnalano le proiezioni sociodemografiche e sanitario-assistenziali al 2030 e al 2050 elaborate dall’Istat per Italia Longeva – Rete nazionale sull’invecchiamento e la longevità attiva, presentate oggi al ministero della Salute. “La ‘bomba dell’invecchiamento’, pronta a esplodere già dal 2030 se non adeguatamente gestita, innescherà tra l’altro un circolo vizioso”, si legge in una nota. Le conseguenze indicate dell’aumento della vita media sono: l’incremento di condizioni patologiche che richiedono cure a lungo termine e un’impennata del numero di persone non autosufficienti, esposte al rischio di solitudine e di emarginazione sociale. Ne saranno riflesso “la crescita inesorabilmente della spesa per la cura e l’assistenza a lungo termine degli anziani, ma anche quella previdenziale, mentre diminuirà la forza produttiva del Paese e non ci saranno abbastanza giovani per prendersi cura dei nostri vecchi”. (clicca qui)

Ue: Eurostat, popolazione cresce grazie alle migrazioni, 512 milioni di abitanti. Culle record in Irlanda, flop in Italia, Grecia e Portogallo

(Bruxelles) Sale a 512,6 milioni il numero degli abitanti dell’Unione europea al 1° gennaio 2018, contro i 511,5 dell’anno precedente: lo certifica Eurostat con uno studio sui movimenti demografici riferiti allo scorso anno. “Nel corso del 2017 sono stati registrati più decessi rispetto alle nascite”: 5,3 milioni i morti, 5,1 i neonati. La variazione demografica con saldo positivo (+1,1 milione di abitanti) “è quindi dovuto al saldo migratorio”. Il Paese più popoloso rimane la Germania, con i suoi 82,9 milioni di abitanti (oltre il 16% del totale della popolazione Ue), seguita da Francia (67,2), Regno Unito (66,2), Italia (60,5), Spagna (46,7), Polonia (38,0). Perdono popolazione Paesi con poche nascite e soprattutto con saldo migratorio nullo o negativo: si tratta in particolare di Lituania (-13,8 per mille abitanti), Croazia, Lettonia, Bulgaria, Romania. Tra gli Stati membri i tassi di natalità più elevati si sono verificati in Irlanda (12,9 per mille residenti). “I tassi di natalità più bassi si sono invece verificati nei Paesi dell’Europa meridionale: Italia (7,6 nascite per mille abitanti), Grecia, Portogallo, Spagna, Croazia”. (clicca qui)

Eritrea-Etiopia: mons. Bianco (nunzio), “le comunità cristiane accompagnano con la preghiera i positivi sviluppi delle relazioni tra i due Paesi”

“Le comunità cristiane accompagnano con la preghiera questi positivi sviluppi delle relazioni tra i due Paesi e anche per le Chiese si aprono possibilità di collaborazione e di condivisione per il bene dei fedeli e il contributo al servizio della popolazione”. Lo scrive mons. Luigi Bianco, nunzio apostolico in Etiopia ed Eritrea, in una lettera pubblicata sul settimanale diocesano “La Vita Casalese” (Casale Monferrato) in edicola domani, nella quale commenta l’inizio di “una nuova era di pace e amicizia” sancita dai governi di Addis Abeba e Asmara con la dichiarazione congiunta del 9 luglio scorso. “La comunità internazionale, dall’Unione Africana, che ha sede a Addis Abeba, all’Unione Europea e all’Organizzazione delle Nazioni Unite, ha manifestato compiacimento per il ristabilimento della pace tra i due Paesi vicini, che condividono tanti aspetti della loro storia, cultura e religione”, sottolinea il nunzio. “Naturalmente – aggiunge mons. Bianco – la popolazione ha accolto le notizie di pace con gioia e speranza di un futuro migliore”. (clicca qui)

Televisione: Agcom, “successo per la tv liquida, ma tiene quella tradizionale”

Il 2017 è stato “l’anno della definitiva consacrazione della ‘televisione liquida’, con una stima di circa 3 milioni di cittadini che guardano abitualmente la tv in streaming e in numero 3/4 volte superiore che scaricano abitualmente contenuti televisivi sui propri device”. Lo ha segnalato il presidente dell’Agcom, Angelo Marcello Cardani, nella Relazione annuale al Parlamento presentata questa mattina. “La tv tradizionale – ha sottolineato – manifesta comunque importanti segni di tenuta” sia in termini di risorse sia di ascolti. In prima linea nello streaming vengono indicati Netflix, con 125 milioni di sottoscrittori a livello mondiale di cui diverse migliaia in Italia, e Amazon, che nei primi mesi del 2017 ha fatto il proprio ingresso nell’offerta di contenuti audiovisivi a pagamento. (clicca qui)

Nicaragua: i vescovi confermano la volontà di andare avanti con il Dialogo nazionale

Sono tanti i messaggi di solidarietà giunti alla Chiesa nicaraguense e in particolare per il cardinale Leopoldo Brenes, il vescovo ausiliare di Managua, mons. Silvio José Báez e il nunzio apostolico, mons. Waldermar Stanislaw, tutti e tre vittime dell’aggressione di lunedì a Diriamba. La condanna è giunta da tutti i principali organismi internazionali; vicinanza è stata espressa anche dagli episcopati di Argentina e Guatemala. Nel pomeriggio di ieri i vescovi nicaraguensi si sono incontrati e alla fine, come ha comunicato via Twitter mons. Báez, hanno deciso di continuare a prestare il servizio che il Governo ha chiesto loro di mediatori e testimoni nel Dialogo nazionale. Resta dunque un sottile filo di speranza, mentre la situazione è comunque tesa e incerta. Nella mattinata il card. Brenes, il suo ausiliare e il nunzio apostolico si erano incontrati con la delegazione dell’Unione europea presente in Nicaragua. Gli osservatori europei hanno espresso la loro preoccupazione per l’aggressione e hanno apprezzato l’opera di mediazione finora svolta dalla Chiesa. Per la giornata di domani sono state convocate numerose manifestazioni, mentre la Chiesa ha chiesto una giornata di preghiera per il Paese. Per venerdì è stato invece proclamato uno sciopero generale. (clicca qui)

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