Migranti: Cinque (regista di “Iuventa”), “una storia che può invitare i giovani a non arrendersi”

foto: Cesar Dezfuli

“Questa è una storia che può ispirare tanti altri giovani e invitarli a non arrendersi di fronte a dinamiche più grandi di noi. A non smettere di lottare, a recuperare anche un po’ di capacità di credere e di idealismo”. È questo il messaggio che più sta a cuore a Michele Cinque, regista del film documentario “Iuventa” (prodotto da Lazy Film con Rai Cinema).  Il film documenta la storia della “Jugend Rettet” (“Gioventù che salva”), l’Ong fondata nel 2015, grazie ad un crowdfunding, da un gruppo di ragazzi tedeschi ventenni per salvare i migranti nel Mediterraneo. Hanno comprato un vecchio peschereccio ribattezzato “Iuventa” (Gioventù) e sono partiti nella primavera del 2016. Da allora la nave ha continuato la sua attività in mare salvando 15.000 persone fino al sequestro del 2 agosto 2017, durante la polemica contro le Ong accusate di essere “taxi del mare”. La procura di Trapani contesta alla “Iuventa” tre episodi fino a configurare il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Ad oggi le indagini sono ancora in corso. Nel frattempo sono usciti sulla stampa alcuni video dei ricercatori indipendenti della Forensic Architecture dell’Università di Londra Goldsmith che scagionerebbero la nave dell’Ong tedesca. “La situazione del mare è molto complessa, si è in zona di guerra, con dinamiche logorate per vicende politiche europee ed italiane, come gli accordi con la Libia – afferma Cinque -. Nella vicenda ha avuto un grosso peso il gruppo di estrema destra ‘Generazione identitaria’, che ha messo in mare la nave ‘C star’ nel 2017. Ma non era solo una nave, avevano dietro anche un think thank. C’era una contrapposizione in mare perché la ‘C star’ faceva una campagna mediatica per denigrare e attaccare le Ong. Ma l’operato di ‘Generazione identitaria’ è stato molto più vasto perché hanno influenzato le nuove destre. E come vediamo, rispetto alla questione migranti, l’Europa è cambiata tantissimo dal 2014 al 2018”. “È chiaro che in quel tratto di mare – prosegue il regista – siamo in una zona grigia, altamente militarizzata, con tantissimi attori, non ci sono riferimenti di terra. Insomma è una vicenda molto complessa”.

 

 

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