Migranti: don Pangallo (Caritas Reggio Calabria), “il cimitero dei migranti diventerà luogo-simbolo delle vittime del mare”

Un cimitero dei migranti a Reggio Calabria, che diventi luogo simbolico ed educativo. Con tombe curate e lapidi con i nomi e i simboli delle varie religioni di appartenenza. Con un monumento che ricordi la Porta d’Europa a Lampedusa ma rappresenti invece una porta spezzata, a ricordare tutti coloro che non ce la fanno ad attraversare il Mediterraneo, almeno 31.100 persone dal 1988 ad oggi. E’ l’iniziativa lanciata dalla Caritas diocesana di Reggio Calabria-Bova, che propone alle Caritas diocesane di tutta Italia di contribuire ai lavori di ristrutturazione del cimitero. “Sarebbe bello inaugurarlo a novembre, nelle giornate della commemorazione dei defunti”, anticipa al Sir don Nino Pangallo, direttore della Caritas di Reggio Calabria-Bova. Proprio oggi pomeriggio, nel piccolo cimitero di Armo, un paesino alla periferia del capoluogo calabro, dove sono sepolti 80 migranti, i partecipanti al Coordinamento nazionale immigrazione promosso da Caritas italiana terranno una commemorazione delle vittime del mare. Sarà una cerimonia semplice, con la testimonianza di una sopravvissuta ad un naufragio, che ha nel cimitero alcuni familiari. Un gruppo di profughi canteranno gospel e canti tradizionali. Ci sarà un pensiero della comunità islamica e della Caritas italiana e sarà posta una corona di fiori simbolica nella tomba più significativa, quella di una mamma con il figlio di pochi mesi. Il piccolo cimitero di Reggio Calabria ha visto arrivare in pochi giorni molte vittime del mare: il 26 maggio 2016 ben 45 salme, tra cui donne che avevano appena partorito e bambini molto piccoli. “Negli anni è diventato, in maniera spontanea, un luogo di riferimento per i volontari, le scuole, gli scout – spiega don Pangallo -. E’ un simbolo del percorso non compiuto di chi ha affrontato il viaggio. Potrebbe diventare un’opera-segno simbolica per tutta la rete Caritas italiana e per tutti coloro che sono impegnati nell’accoglienza dei migranti”. Tra le vittime ci sono cristiani copti egiziani, un nepalese, alcuni musulmani e persone sconosciute. “Vorremmo curare meglio le tombe dei migranti, coinvolgendo le Caritas diocesane. Dobbiamo reperire almeno 100.000 euro – dice – Ci sembra molto bello coniugare le due opere di misericordia: accogliere lo straniero e seppellire i morti”.

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