Festival economia: sono circa un milione i lavoratori della “gig-economy”. Settore in aumento che ha fame di diritti

(da Trento) Il loro numero oscilla tra 700mila e un milione di persone. Ogni giorno girano per le città in sella alla bicicletta per consegnare le cene ordinate da pc e smartphone. E accanto a loro ci sono molti, moltissimi, che da casa lavorano da computer per aziende magari situate a decine e centinaia di chilometri di distanza. Sono i lavoratori della gig-economy. Il 50 per cento di loro sono donne, solo il 3 per cento sono immigrati, ricorda un’indagine della Fondazione Debenedetti e Inps. Per 150-200mila persone è il lavoro principale e per altri 350mila è un modo per “arrotondare” altre forme di introito. Una guerra per arrivare a fine mese. Quasi sempre senza diritti né tutele a partire dalla sicurezza sul lavoro. Un problema che assomiglia sempre più a un’emergenza. Economica e sociale. Inquadrarli in modo corretto e assicurare loro diritti è ormai un tema che interpella economisti, giuslavoristi e amministratori pubblici. A partire da quelli intervenuti al 13° Festival dell’Economia di Trento, dedicato al rapporto tra Lavoro e Tecnologia. “Se vogliamo mettere a fuoco e risolvere il problema occorre superare la distinzione tradizionale tra lavoro subordinato e lavoro autonomo e dettare delle discipline specifiche per il lavoro organizzato attraverso la piattaforma digitale”, dice Pietro Ichino, storico docente di diritto del Lavoro.

 

 

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