Festival economia: in Italia scarsa formazione continua. Solo il 14% degli imprenditori è laureato

(da Trento) Il sistema formativo italiano? Impreparato ad affrontare le nuove sfide che le tecnologie digitali impongono. Colpa, in particolare, dell’assenza dei programmi di long life learning, forme cioè di istruzione “durante tutto il corso della propria vita” che, dove applicate, si sono dimostrate fondamentali sia per dotare i lavoratori di nuove competenze da potersi spendere su un mercato del lavoro che cambia a ritmo vorticoso, sia nella vita di cittadini, per poter leggere con maggiore cognizione di causa i fenomeni quotidiani. Se ne è parlato ieri mattina durante il Festival dell’Economia di Trento dedicato al rapporto tra lavoro e tecnologia. Un panorama desolante, quello descritto dall’ex ministro del Lavoro e dell’Istat, Enrico Giovannini, insieme agli economisti Aviana Bulgarelli, direttrice di ricerca Inapp (Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche) e Giuseppe Croce, docente di politica economica all’università La Sapienza: tra lavoratori non qualificati, evasione fiscale, cultura d’impresa sorpassata, mancanza di un sistema aggregato che recepisca gli indirizzi internazionali dettati dall’Europa e dagli organismi sovranazionali, l’Italia rischia di perdere anno dopo anno terreno rispetto agli altri Stati europei. E con essi, posti di lavoro, opportunità di crescita e di miglioramento del vivere democratico. Oltre a problemi oggettivi e misurabili, come la mancanza di investimenti in ricerca e sviluppo o la mancanza di percorsi di formazione messi a sistema, il problema nostrano pare essere strutturale e legato a una mentalità che fatica ad aggiornarsi. Solo il 14% degli imprenditori italiani è laureato, tende a non assumere personale laureato e non investe in formazione e aggiornamento, né per sé, né per i suoi dipendenti o collaboratori. “Quello delle piccole imprese italiane è un modello fatto di sapere tecnico limitato, caratterizzato da una protezione e una chiusura che non permettono l’inserimento di nuove grammatiche aziendali”. Secondo i relatori dell’incontro, per evitare la cronaca di un disastro annunciato, sono necessari investimenti e ragionamenti che partano dalla messa in discussione del nostro sistema educativo e formativo. Non c’è formazione continua senza istruzione. Altrettanto necessario favorire l’accesso e la gestione consapevole della tecnologia, del digitale e dell’informazione che sono ormai pervasivi e la cui ignoranza non è più tollerabile. Il primo investimento da fare è, quindi, sul valore e le competenze delle persone. In secondo luogo, bisogna progettare un sistema formativo di qualità che coinvolga le imprese, le associazioni di categoria, le università, gli enti del territorio, i facilitatori, le banche. Servono interazione e programmi integrati, servizi, sistemi urbani nei quali le relazioni permettano la condivisione e l’accesso alla conoscenza.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Territori