Irlanda: referendum blasfemia. I vescovi, “l’attuale riferimento nella Costituzione è obsoleto” e rischia di andare contro “le minoranze” e la “libertà di coscienza”

“L’attuale riferimento alla blasfemia nella Costituzione, ai sensi dell’articolo 40.6.1.i, è in gran parte obsoleto e può destare preoccupazione a causa del modo in cui tali misure possono essere utilizzate per giustificare la violenza e l’oppressione contro le minoranze come avviene in altre parti del mondo”. Lo scrivono i vescovi irlandesi schierandosi così a favore dell’abrogazione delle disposizioni costituzionali che vietano esternazioni blasfeme. Dopo l’abolizione del divieto di aborto, in Irlanda si voterà anche per un altro referendum che riguarda la legge attualmente in vigore sulla blasfemia. Ad annunciare la consultazione popolare, che si svolgerà probabilmente ad ottobre nello stesso giorno delle elezioni per il nuovo presidente della Repubblica, è il ministro della Giustizia Charlie Flanagan. La blasfemia, ovvero l’insulto della divinità, costituisce ancora reato nel Paese, così come previsto dalla Costituzione. L’articolo 40 lo definisce come “tutto ciò che è offensivo in relazione a questioni considerate sacre da qualsiasi religione e che pertanto causa indignazione tra un gran numero di fedeli”. È punibile con una multa fino a 25mila euro.
Il ministro della Giustizia Charlie Flanagan ha dichiarato che l’articolo 40 e le leggi correlate non corrispondono ai valori nazionali di tolleranza e libertà di pensiero, ribadendo che la Repubblica deve garantire protezione a tutte le confessioni religiose, non più soltanto alla Chiesa cattolica.
Sulla stessa lunghezza d’onda è però anche la posizione dell’episcopato cattolico irlandese. In un comunicato diffuso ieri dalla Conferenza episcopale al termine dell’assemblea generale, i vescovi hanno ribadito che “la promozione della libertà di religione e della libertà di coscienza per tutti nella società arricchisce notevolmente il tessuto sociale di un Paese, ed è un aspetto del rispetto della dignità delle persone umane. Il diritto umano delle comunità di fede di contribuire alla vita pubblica, compreso il dibattito pubblico su questioni che sono importanti per tutti, senza subire attacchi o motivi di scherno, deve essere riconosciuto e rispettato”. I vescovi pertanto sottolineano che “è vitale garantire che i diritti degli individui e delle comunità di praticare e vivere la loro fede in modo aperto siano protetti dalla legge. In questo contesto, i vescovi, ancora una volta, esprimono la loro solidarietà a tutti coloro, che in tutto il mondo, stanno vivendo persecuzioni e violazioni dei diritti umani, a causa della loro fede o credenze”.

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