Irlanda: dopo-referendum aborto. I vescovi istituiscono un “Consiglio per la vita” per “un’etica di vita e di cura per le persone più a rischio”

I vescovi irlandesi hanno deciso di istituire, entro il marzo 2019, un nuovo Consiglio per la vita il cui ruolo sarà quello di consigliare la Chiesa cattolica in Irlanda su come sostenere “un’etica di vita e di cura per le persone più a rischio”. Lo annunciano nel comunicato finale che è stato diffuso ieri sera al termine dell’assemblea generale della Conferenza episcopale irlandese. “Con l’abrogazione dell’ottavo emendamento – spiegano i vescovi – esiste ora una nuova situazione in Irlanda. È essenziale per noi come Chiesa prenderci cura appassionatamente del dono della vita e sostenere sia le madri che i loro bambini non ancora nati, per cercare modi migliori per rispondere a questa nuova e sfidante realtà”. Per l’istituzione di questo Consiglio, i vescovi si consulteranno con coloro che sono già impegnati a sostenere la vita in Irlanda.
Nel comunicato i vescovi ritornano sul referendum che si è svolto il 25 maggio scorso e che ha decretato con una maggioranza del 66,4%, il via libera all’aborto in Irlanda con la cancellazione dell’ottavo emendamento della Costituzione in base al quale sia la madre che il feto avevano “pari diritto alla vita”. I vescovi ringraziano coloro che hanno fatto la campagna referendaria e votato a favore della vita, sia delle madri che dei loro bambini non nati. “Ci rendiamo conto che questa non sia una posizione facile da tenere nella nostra cultura contemporanea. Siamo seriamente preoccupati perché rendere l’aborto così liberamente disponibile, desensibilizza le persone sul valore della vita umana innocente e comporterà più aborti in Irlanda”. I vescovi aggiungono: “Durante il dibattito sul referendum abbiamo ascoltato molte storie di immenso dolore e angoscia vissute da donne che si sono trovate in una crisi di gravidanza. Le loro storie ci hanno toccato tutti. Spesso queste donne si sono sentite sopraffatte e sole”. Per questo, all’indomani del referendum, i vescovi incoraggiano e invitano tutti a sostenere le donne che si trovano in “situazione di crisi” perché possano trovare sempre assistenza.
Nel comunicato i vescovi invocano l’obiezione di coscienza: “Per gli operatori sanitari, il diritto all’obiezione di coscienza deve essere rispettato”, scrivono. E aggiungono: “Sarebbe una grande ingiustizia chiedere ai medici e alle infermiere di fornire servizi che costituirebbero una grave violazione della loro coscienza”.

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