Eurozona: Bce, con il 2019 fine del Quantitative Easing

(Bruxelles) Nella riunione odierna, tenutasi a Riga, il Consiglio direttivo della Banca centrale europea “ha svolto un attento esame dei progressi verso un aggiustamento durevole del profilo dell’inflazione, tenendo conto anche delle ultime proiezioni macroeconomiche degli esperti dell’Eurosistema, delle misure delle pressioni su prezzi e salari e delle incertezze relative alle prospettive di inflazione”. Sulla base di questo esame il Consiglio direttivo ha assunto alcune decisioni, fra cui la fine imminente del Quantitative Easing, che ha favorito i conti pubblici dei Paesi dell’Eurozona. Innanzitutto, quanto alle misure non convenzionali di politica monetaria, il Consiglio direttivo “continuerà a effettuare acquisti netti nell’ambito del programma di acquisto di attività all’attuale ritmo mensile di 30 miliardi di euro sino alla fine di settembre 2018”. Il Consiglio direttivo anticipa che, “dopo settembre 2018, se i dati più recenti confermeranno le prospettive di inflazione a medio termine del Consiglio direttivo, il ritmo mensile degli acquisti netti di attività sarà ridotto a 15 miliardi di euro sino alla fine di dicembre 2018 e in seguito gli acquisti netti giungeranno a termine”.La notizia era circolata nei giorni scorsi e ora la Bce, presieduta da Mario Draghi, ne dà conferma.
In secondo luogo, il Consiglio direttivo “intende proseguire la propria politica di reinvestimento del capitale rimborsato sui titoli in scadenza nel quadro del Paa per un prolungato periodo di tempo dopo la conclusione degli acquisti netti di attività e in ogni caso finché sarà necessario per mantenere condizioni di liquidità favorevoli e un ampio grado di accomodamento monetario”. Infine, il Consiglio direttivo ha deciso che i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale rimarranno invariati rispettivamente allo 0,00%, allo 0,25% e al -0,40%”. Le decisioni di politica monetaria odierne “preservano l’attuale ampio grado di accomodamento monetario che assicurerà che l’inflazione continui stabilmente a convergere verso livelli inferiori ma prossimi al 2% nel medio termine”.

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