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Guatemala: proseguono soccorsi a una settimana dall’eruzione. P. De Nardi (salesiano), “ci vorranno mesi per avere un quadro dei danni”

È trascorsa una settimana dall’eruzione del Volcán de Fuego in Guatemala e si è ancora lontani da un bilancio realistico delle vittime e dei danni. La Caritas prosegue nella sua opera di assistenza e ieri le è stato assegnato dalle autorità un terreno a Escuintla, dove far sorgere un centro di accoglienza per coloro che sono rimasti senza abitazione. Ma le ricerche sono rese difficili dall’attività ancora intensa del vulcano. “Purtroppo – dice al Sir padre Giampiero De Nardi, missionario salesiano in Guatemala -, ci vorranno almeno sei mesi per un bilancio attendibile”. Il religioso parla da San Benito, regione del Petén, nel nord del Paese, a parecchia distanza dal vulcano. Ma offre comunque una lettura attenta rispetto a quanto sta accadendo: “Vedo una grande solidarietà – afferma – il Paese si è mobilitato”. Difficile, come si diceva, fare un bilancio, a partire dalle vittime: “Qualcuno può stupirsi della differenza tra i dati ufficiali (che parlano di un centinaio di morti e circa 200 dispersi) e alcune stime (c’è chi ha ipotizzato migliaia di vittime, ndr). Ma qui il sistema anagrafico è molto approssimativo. Quando sono arrivato a San Benito, la località dove vivo attualmente, mi avevano parlato di 23-25mila fedeli. L’anno dopo, quando bisognava iscriversi alle liste elettorali, sono diventati 57mila! Per questo è molto difficile stimare quante persone siano rimaste sotto la cenere”.

I danni saranno pesanti anche sotto altri punti di vista: “La zona colpita ha una densità abitativa molto forte, ed è una delle poche del Paese con un’agricoltura abbastanza sviluppata, è la zona più fertile del Guatemala e un polmone economico per questo Paese, mediamente molto povero. Ebbene, quali saranno gli effetti dell’eruzione a lungo termine? Penso ad esempio ai gas tossici che si sono sviluppati, alle polveri vulcaniche che si sono depositate per molti chilometri. Quali saranno i danni per la salute delle persone, per l’agricoltura, per il bestiame?”. L’eruzione, poi, va a rafforzare la situazione molto grave, dal punto di vista economico e sociale, in cui versa il Paese: “L’unico del Centroamerica ad essersi impoverito negli ultimi anni – spiega il salesiano – con una forbice elevatissima tra i pochi ricchi e i tantissimi poveri. Il governo è in pratica assente, basti pensare che in un territorio ad alto rischio sismico e pieno di vulcani non c’era nessun stanziamento di bilancio per le calamità, hanno fatto una legge ora in pochi giorni. E poi c’è una corruzione elevatissima, anche rispetto ad altri Paesi della regione”.

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